
Negli ultimi trent’anni in Ticino si è costruito molto. Strade, capannoni, quartieri, infrastrutture: un secolo di cemento che ha dato forma al nostro benessere e al nostro sviluppo. Spesso però le scelte territoriali cantonali sono state miopi, senza una visione d’insieme. Si è preferito il nuovo al riutilizzare, il consumo di suolo alla ristrutturazione dell’esistente. È mancata una politica territoriale che promuovesse la rigenerazione urbana e la densificazione intelligente. Si è scelto troppo spesso la scorciatoia, dimenticando che il territorio non è un bene illimitato, ma la risorsa più preziosa che abbiamo. Questo non significa bloccare l’economia o demonizzare l’edilizia. Al contrario. Il settore delle costruzioni rimane una colonna portante del nostro tessuto economico, e il cemento – se usato con visione e intelligenza – può essere alleato dell’ambiente e dell’innovazione. La sfida oggi è passare da una logica quantitativa a una qualitativa: costruire meno, ma meglio. Rigenerare invece di espandere. Riqualificare invece di demolire. Progettare pensando al lungo periodo, non solo al profitto immediato. Una visione liberale del territorio significa fissare regole chiare e trasparenti. Chi investe deve sapere che la qualità viene premiata, che riutilizzare conviene, che costruire con efficienza energetica e valore estetico è un vantaggio competitivo. È così che si stimola un’economia sana: con responsabilità e libertà, non con divieti e sospetti. Un territorio curato, bello e funzionale è anche un territorio competitivo. Le imprese edili e gli architetti ticinesi hanno le competenze per guidare questa transizione verso un costruire più sostenibile e più efficiente. Ma serve una direzione politica chiara, una pianificazione coerente e il coraggio di correggere gli errori del passato senza dover apporre cerotti provvisori come capita troppo spesso sul nostro territorio. Il cemento, da solo, non è un problema. Lo diventa quando sostituisce la visione, quando copre la mancanza di idee, quando serve a riempire spazi invece che a creare valore. Abbiamo costruito tanto, ora è tempo di costruire meglio. Serve un patto di Paese, un Ticino Deal per dare nuova linfa e nuovo slancio al territorio cantonale e più qualità di vita ai cittadini, con coperture autostradali e stradali, rigenerazioni di edifici esistenti e abbandonati e meno vincoli burocratici per investimenti e costruzioni responsabili. Il futuro non si getta a caso. Si progetta, si pianifica, si custodisce. Con la stessa determinazione con cui, quasi un secolo fa, abbiamo costruito il nostro progresso. Ma con una consapevolezza nuova: che la qualità del territorio non è un lusso, è la base stessa della nostra libertà di crescere.
Christian Fini – presidente LEA
