
Prendendo spunto da quanto apparso sulla stampa domenicale inerente il tema degli impianti di risalita in Ticino noto che il tema torna d’attualità con l’avvicinarsi dell’inverno. Lo scorso 10 luglio il Consiglio di Stato ha presentato un messaggio che prevede quattro milioni e mezzo per la manutenzione degli impianti invernali di Airolo, Bosco Gurin, Carì, Campo Blenio e Nara, facendo leva sul concetto di sicurezza che peraltro è sempre stata garantita dal momento che l’esercizio degli impianti è sottoposto ad autorizzazioni e relativi controlli federali e cantonali. Il messaggio in se non porta nulla di nuovo e propone semplicemente in una nuova veste quanto si ribadisce già dal 2004 con le linee direttive votate dal Gran Consiglio, ma mai messe in pratica. In questo nuovo contesto di aiuti pubblici alla gestione corrente, quindi regolari ed annuali, e non più esclusivamente al momento degli investimenti (costruzione) sembra tornare la luce su un settore ampiamente criticato, ma in cui nessuno (escluso il sottoscritto e pochi altri) ha mai osato entrare in modo serio (è con serio intendo mettendo i propri soldi). Oggi nell’ottica di aiuti ricorrenti ogni anno l’interesse cresce e si comincia a parlare di “quanto ammonterà il prezzo di uscita di Frapolli?”. Ben vengano questi tipi di discorsi se seri e motivati, ma si ricordi che come ovunque chi ha investito e quindi ha immesso capitali ha richiesto le proprie garanzie, come farebbe qualsiasi investitore o istituto bancario. Pertanto benvenuti i potenziali acquirenti delle stazioni invernali ticinesi, ma si sappia che chi ha investito fino ad oggi mantenendo le stazioni aperte farà valere le proprie garanzie. Infatti, oggi finalmente si comincia ad ammettere che gli impianti di risalita non rendono e che anzi generano delle consistenti perdite annue e che per questo motivo, se questi vengono considerati degli impianti sportivi come piscine o piste di pattinaggio, vanno finanziati come tali. In questo contesto invito chi scrive a proposito del tema sulla stampa domenicale a fornire dati precisi e non fuorvianti. Infatti non si può parlare di risultato economico ridicolo per la scorsa stagione a Bosco Gurin a fronte di un consistente utile a Carì (ca. CHF 100'000.--) con la gestione da parte di “volonterosi privati”. Questo crea solo la base per malintesi e fraintendimenti che in un settore estremamente sensibile e delicato come quello degli impianti di risalita non può essere che dannoso. Infatti, per quanto riguarda la gestione della stazione di Carì durante la scorsa stagione invernale la creazione di un utile è irreale ed esclusivamente data dal fatto che l’affitto pagato dalla nuova società di gestione (CHF 130'000.--) era volutamente contenuto per poter trovare qualcuno disposto a garantire l’apertura degli impianti all’ultimo minuto. Tale affitto ha potuto esclusivamente pagare i costi della moratoria. Basti pensare che se solo si fossero pagati gli interessi ai creditori (banca ed altri) che vantano CHF 5'311'600.— (al 5% CHF 265'580.--) ed il rimborso della LIM federale (CHF 193'800.--) la perdita avrebbe raggiunto livelli preoccupanti (quasi CHF 300'000 di perdita considerando l’affitto pagato). Questo senza considerare la svalutazione degli impianti ed i conseguenti ammortamenti. A Bosco Gurin, sotto il controllo del Commissario, si sono potuti pagare i creditori con garanzie concludendo la stagione quasi in pareggio. Queste precisazioni non vogliono avere uno stampo polemico, ma vogliono rendere attenti alla facilità con cui delle informazioni incomplete e solo parzialmente veritiere possono dare adito a fraintendimenti che per temi così delicati e mediatizzati possono gonfiarsi a dismisura. Giovanni Frapolli, Centri Turistici Montani
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