
L’altro giorno mi sono ricordato di tanti anni fa, quando in paese giunse un giovane parroco molto motivato ed anche efficace. Girava sempre con al seguito una pia donna che visibilmente lo adorava; purtroppo per lei, la bellezza era fatta in tutt’altro modo. Confidenzialmente e scherzosamente prendevo in giro il novello pastore su un possibile nascente amorazzo. Un giorno però, guardandomi fisso negli occhi, mi disse a muso duro: “Io il peccato non lo faccio, ma se proprio lo dovessi fare, allora lo farei bene!”
Il paragone con l’esercito
Mi sono ricordato di questo episodio leggendo il parere del capo di tutti i capi del nostro esercito. “Se fossimo attaccati, potremmo resistere al massimo otto giorni”, così si è espresso. Bene, alla faccia dei debiti miliardari che pure in un qualche modo bisognerà onorare, degli aerei più performanti sul mercato che abbiamo appena acquistato e delle decine di carri armati che giacciono qua e là in vari magazzini, ma non si possono usare.
Le due possibilità
Insomma, otto giorni e poi alziamo bandiera bianca? Mi sembra poco rispetto agli sforzi che si fanno. E allora, il peccato lo si fa bene o non lo si fa del tutto, dico io. Il peccato sarebbe rinunciare alla neutralità (tanto in pochi all’estero ci credono ancora), entriamo nella Nato e diamo una mano, in caso di necessità vera, a “difendere i valori del Mondo occidentale”, soprattutto se prossimamente Trump lascerà soli noi poveri europei. E se no? Beh, una “Svizzera senza esercito” come qualcuno già propose. Invece di otto giorni, ad occuparci probabilmente ci metteranno solo mezza giornata, ma magari ci faranno meno male. Ho chiesto un parere al mio amico La Palisse, mi ha risposto: “Elementare Watson”.
Gianni Delorenzi, Vacallo

