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Manuele Bertoli
10 considerazioni, 10 errori
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
un anno fa
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Mi permetto di riprendere il decalogo del cons. naz. Municip. Redatt. sull’iniziativa popolare per premi al 10% pubblicato in questa rubrica e di aggiungervi qualche osservazione.

1.        L’iniziativa costerà 300 milioni il primo anno, poi la fattura lieviterà inesorabilmente. No, gli iniziativisti hanno presentato trasparentemente il modo con il quale compensare i nuovi sussidi, affinché il costo finale per lo Stato sia zero; non lo ha fatto invece la Lega, con la sua iniziativa.

2.        La tesi che il 20-30% degli aventi diritto rinuncerebbe a chiedere i nuovi sussidi Ripam è ridicola. No, è già la realtà attualmente, con sussidi limitati a persone con redditi bassi, non c’è nessuna ragione per la quale ciò debba cambiare in futuro.

3.        Gli iniziativisti confondono il reddito disponibile con il reddito imponibile, per gettare fumo negli occhi. Il reddito disponibile contiene una quota della sostanza. Se la sostanza viene pompata, ad esempio dopando le stime immobiliari, cresce anche il reddito disponibile. No, è vero che il reddito disponibile contiene una quota della sostanza, (1/15) di quella netta, quindi dedotte le ipoteche, ma è soprattutto vero che le stime immobiliari sono larghissimamente dopate al ribasso, lontane da qualsiasi valore effettivo, anche prudenziale, per cui un loro ritocco non cambierebbe molto le cose.

4.        Gli aggravi fiscali ovviamente non entrerebbero in vigore “in automatico”. Dovranno affrontare l’iter parlamentare. Ed è scontato che ogni aggravio verrà referendato. Vero, ma nel frattempo una grande maggioranza di cittadini avrà visto calare vistosamente il proprio costo per la cassa malati e potrà tranquillamente rendersi conto che, anche con le compensazioni fiscali, il saldo per la propria economia domestica è largamente positivo.

5.        Ben difficilmente si troverà una maggioranza disposta a finanziare l’iniziativa del 10% solo con aumenti di imposte. Ciò significa che sono da mettere in conto anche tagli draconiani alla spesa cantonale: nella scuola, nella sanità, nella socialità, nella kultura, nei trasporti pubblici. Questa è la minaccia preventiva dei pessimi perdenti, l’abbiamo in parte già vista a Berna con il finanziamento della tredicesima AVS. Se ci si immagina che la gente sia disposta ad accettare tagli draconiani nei settori citati e non reagirà ci si illude fortemente.

6.        Se il Cantone dovesse trovarsi confrontato con la valanga di 300 milioni di sussidi di cassa malati da versare in più ogni anno, è chiaro che scaricherà sui Comuni tutti gli oneri che potrà. Di conseguenza, i cittadini dovranno fare i conti anche con aumenti del moltiplicatore comunale. Non credo, visto che in Gran Consiglio i sindaci e municipali sono molti, tanto che la Lega ritiene che sia possibile avere una maggioranza per trasferire al Cantone le conseguenze per i Comuni della sua iniziativa fiscale; ma anche se succedesse in parte, il moltiplicatore comunale avrebbe effetti proporzionali al reddito, differentemente dai premi di cassa malati, e per la maggioranza dei cittadini il saldo sarebbe comunque più favorevole.

7.        Grandi assenti dal dibattito: le associazioni economiche. Nessuna osservazione.

8.        Il co-coordinatore del PS ha dichiarato apertamente che l’obiettivo sono i premi di cassa malati in base al reddito. Ma con i premi in base al reddito, il ceto medio non pagherebbe meno di adesso, bensì parecchio di più. No, nel modo più assoluto, a meno che per ceto medio si considerino le economie domestiche con entrate vicine ai 200'000 franchi annui; i calcoli mostrano bene che il ceto medio vero, quello che non ha diritto a nessun sussidio ma non ha introiti di lusso, guadagnerebbe largamente da un sistema progressivo, del resto presente in quasi tutti i Paesi occidentali.

9.        I socialisti non hanno mai difeso il ceto medio. L’hanno sempre considerato una mucca da mungere. No, a meno che per ceto medio si torni alle famiglie da 200'000 franchi annui; d’altra parte difficile prendere lezioni da chi presenta iniziative che favoriscono solo le persone molto abbienti.

10.    Se non vogliamo farci depredare… Dipende a nome di chi si parla: è chiaro che chi non ha problemi economici non ci guadagna, ma per la grande maggioranza è un’occasione di cambiare le cose; lamentarsi a inizio ottobre di fronte ai nuovi aumenti o fare interpellanze a Berna sarà inutile.

Manuele Bertoli

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