
C’è chi nel 2009 aveva qualche chilo in più, chi non si era ancora iscritto in palestra e chi era in vacanza allora è lo è ancora oggi. Poi ci sono i vip, stranieri, ma anche nostrani. Tutti, comunque, vittime del ten years challenge il nuovo fenomeno virale che sta dilagando sui social networks, spingendo le persone a spulciare tra le foto del 2009.
In poco tempo, il trend è slittato anche sulla satira, sul marketing e sull’attivismo. Un movimento globale di tale portata che molti si interrogano sulla sua vera natura. Un esercizio virale oppure qualcosa in più?
C’è addirittura chi suggerisce che si tratti di uno stratagemma lanciato dai grandi del web per allenare i software di riconoscimento facciale.
"È una tesi che da un punto di vista tecnico non solo è credibile ma è anche una grande opportunità, perché la maturità degli algoritmi delle procedure informatiche che si usano per riconoscere degli oggetti o dei volti delle persone, più dati hanno, meglio possono apprendere in modo autonomo nel tempo, e se questi dati, come in questo caso sono forniti dagli utenti stessi, che li selezionano quindi prendono la loro fotografia migliore del 2009 e quella di adesso, le comparano e le pubblicano in rete consentono agli algoritmi di migliorare la pulitura dei dati prima che l'intelligenza artificiale possa iniziare il lavoro di analisi", spiega Alessandro Trivilini, esperto di informatica forense SUPSI
I social network ormai vivono di queste ondate virali, che pur partendo da un istinto ludico possono prendere velocemente altre direzioni. Resta quindi importante, quandosi pubblica qualcosa, non dimenticarsi qual è il prodotto venduto dai social.
"Ancora una volta abbiamo visto che il prodotto siamo noi i nostri dati hanno valore, le fotografie che divulghiamo hanno un valore e oggi esistono algoritmi così maturi che con grosse quantità di dati ottimali, consentono alle persone di essere riconosciute tramite fotografie scattate nel passato, si entra in un'altra dimensione, il prodotto siamo noi e saremo sempre noi, fintanto che le piattaforme spingeranno sulla collaborazione e sulla partecipazione emotiva", conclude Trivilini.
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