Cerca e trova immobili
Magazine
Web: verso il collasso?
Redazione
16 anni fa
I numeri IP attualmente disponibili sono destinati ad esaurirsi entro il 2 febbraio. Urge l'assunzione del protocollo IPv6

Esiste ormai da diversi anni e finora è stato usato ed abusato. Ma da quando è nato ad oggi è sempre stato aperto a chiunque si volesse connettere. Oggi, però, il web è ad un punto critico. A rivelarlo è uno dei suoi creatori, Vinton Cerf. Secondo Cerf il web è destinato al collasso. Ed il problema non è lontano nel tempo. Pochi giorni secondo Cerf. Anzi, è stato matematicamente calcolato che la rete mondiale è destinata a subire il suo tragico destino entro il 2 febbraio 2011, alle quattro del mattino. A decretare l’IPocalypse, questo il nome designato per l’apocalisse della rete, è il fatto che gli indirizzi IP, le serie di numeri atte ad identificare quale computer è connesso alla rete, sono quasi totalmente esauriti. L’esponenziale crescita di internet, favorita dalla stessa connessione tramite smartphone, ha notevolmente ridotto lo spazio a disposizione degli utenti. Attualmente dei 4 miliardi di indirizzi gestiti dall’Icann, il 95% è già stato assegnato. Se la rete dovesse realmente collassare, sarebbe una vera e propria tragedia, visto il suo utilizzo ai giorni nostri. Tuttavia la problematica non è priva di soluzione, ma la stessa risulta troppo onerosa. Questa soluzione si chiama IPv6 (l’attuale è l’IPv4) ma, come detto, non è un investimento che tutte le web company possono permettersi. Lorenzo Colitti, ingegnere di Google e promotore del passaggio da un sistema all’altro, sostiene che se l’IPv6 non sarà implementato, entro poche settimane non vi saranno più indirizzi disponibili. IPv4: è il protocollo di assegnazione IP attuale. Sperimentato nel 1977, è in vigore dal 1981. IPv6: per quanto costoso, è imperativo che questo protocollo vada a sostituire l’attuale. A differenza dell’IPv4 che è molto limitato, l’IPv6 è in grado di gestire oltre un miliardo di quadriliardi di combinazioni, arrivando a generare circa 280'000'000'000'000'000 di indirizzi unici per ogni singolo metro quadrato sulla totalità della superficie terrestre. Il collasso del web non avrebbe dei reali responsabili, in quanto è dovuto al largo utilizzo che ne è scaturito da quando è nato ad oggi. Nonostante ciò è Vinton Cerf, di sua spontanea iniziativa, ad essersi accollato quella che si può definire una responsabilità morale. Cerf in un’intervista sostiene che è tutta colpa sua e che quando hanno pensato al sistema relativo agli indirizzi IP pensavano più ad un esperimento, che ad un vero e proprio coinvolgimento di massa. Cerf e compagni erano convinti che per un esperimento sarebbero bastati 4,3 miliardi di indirizzi. Allora, però, correvano gli anni ’80. Sarebbe dunque stato impensabile che la rete avrebbe avuto una simile crescita. L’imminente data dell’apocalisse: il web come lo conosciamo noi non è tuttavia destinato a morire. Potremmo dunque continuare ad avvalerci di questo tanto fedele quanto infido ‘amico’. Ma non vi sarà una reale possibilità di ampliamento, almeno finché non verrà implementato il nuovo standard. Uno standard che l’Icann richiede già da diversi anni, ma che non è mai stato adottato per via dei costi elevati. Oggi questi costi devono però essere affrontati. I problemi derivanti dal mancato passaggio: una volta terminati tutti gli indirizzi IP rimasti liberi, alle web company non resterà altra soluzione se non quella di mettere gli indirizzi IP in condivisione. Una soluzione non priva di problemi, come sostiene lo stesso Colitti. Prima di tutto, non esisterà più una vera identificazione degli utenti. In secondo luogo, se un’utente è stato immesso in una black list, c’è il rischio che anche il vicino ci vada a finire. Insomma, la palla passa ora agli operatori. Saranno loro a decretare l’ultima parola. MaxT

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata