
Molto probabilmente ora scenderà in campo anche la Banca centrale europea con un taglio dei tassi a rafforzare gli effetti calmieranti sui mercati finanziari dell’ultimo vertice europeo. Infatti viene ritenuto dai più verosimile un taglio di un quarto di punto o addirittura di mezzo punto dei tassi europei per sostenere un’economia che anche in Germania comincia a boccheggiare. Ma c’è da interrogarsi se effettivamente i risultati del vertice di Bruxelles sono stati così importanti e soprattutto efficaci come alcuni li hanno descritti. C’è pure da interrogarsi se effettivamente l’asse dei Paesi mediterranei, sostenuto questa volta anche dalla Francia di Hollande, sia il vero vincitore del vertice.Innanzitutto è opportuno soffermarsi sulle decisioni del vertice. Esse sono scelte di principio che dovranno essere tradotte nei prossimi mesi in riforme dei trattati e in linee direttive precise. La prima decisione riguarda il neonato Meccanismo europeo di stabilità (ESM) che congiunto con il già esistente Fondo Salva-Stati potrà ricapitalizzare direttamente le banche. In questo modo si eviterà di concedere dei prestiti agli Stati sovrani (ad esempio alla Spagna) che gonfierebbero il debito pubblico di questi ultimi. In cambio la Germania ha chiesto che venisse stabilita una sorveglianza del sistema bancario a livello europeo, assegnando questo ruolo alla Banca centrale europea per gli istituti di grande dimensioni che quindi presentano dei rischi sistemici. Questa misura presenta subito diverse difficoltà. In primo luogo, il Fondo Salva-Stati ricapitalizzerà direttamente le banche e quindi diventerà un loro azionista oppure presterà ad un ente che bisognerà creare per questa necessità? In secondo luogo, bisognerà definire l’ente di sorveglianza e il funzionamento dell’ente di sorveglianza del sistema bancario europeo e pure stabilire se azionisti ed obbligazionisti delle banche da ricapitalizzare parteciperanno (come dovrebbe essere) alle eventuali perdite. Insomma su una materia delicata come questa c’è ancora tutto da stabilire prima che il principio enunciato a Bruxelles possa tradursi in realtà. E definire le regole della sorveglianza bancaria a livello europeo non sarà un esercizio facile, poiché vuol dire molto concretamente un altro importante trasferimento di sovranità dai vecchi Stati nazionali all’Europa. Quindi una materia politicamente scottante. Dunque, si è stabilito un principio, ma si deve ancora fare tutto perché questo principio si traduca in realtà.La seconda decisione, che ha permesso all’Italia di sostenere di aver vinto, riguarda la cosiddetta battaglia anti-spread. I Paesi virtuosi potranno accedere ai prestiti del Fondo Salva-Stati senza ulteriori condizioni oltre a quelle contenute nei vari documenti firmati ogni anno. Non è chiaro se l’intervento europeo si manifesterà al momento delle aste di titoli pubblici (ossia sul mercato primario) e/o sul mercato secondario. In ogni caso si tratta di un deterrente scarsamente creditabile. Infatti i 500 miliardi di euro del Meccanismo di stabilità europeo (ESM) cui si devono aggiungere i fondi rimanenti del Fondo Salva-Stati non bastano a realizzare questo compito. Infatti questi capitali dovranno servire per ricapitalizzare le banche spagnole e anche quelle irlandesi (che godranno di un trattamento simile) a finanziare i programmi di aiuto a Grecia, Irlanda, Portogallo e ora anche a Cipro. I soldi che rimarranno sono insufficienti per frenare l’impennata dei tassi dei Paesi periferici. A tale scopo basti ricordare che la Banca centrale europea ha già acquistato oltre 200 miliardi di titoli pubblici dei Paesi in difficoltà senza riuscire a frenare il rialzo dei loro rendimenti. E ancora la Bce all’inizio di quest’anno ha dato 1'000 miliardi al banche europee che sono stati in parte usati per comprare titoli di Stato. Questa operazione, come tutti ricorderanno, ha calmierato i rendimenti solo temporaneamente. In pratica, si può dire che si tratta di un deterrente destinato a perdere immediatamente
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