
Nelle prossime settimane si prospetta una battaglia molto importante per il futuro dell’Unione Monetaria Europea. Il nuovo Governo italiano, presieduto da Enrico Letta, si presenterà a Bruxelles per chiedere di fatto la fine delle politiche di austerità così come sono state finora imposte dall’Unione Europea ed attuate dal Governo di Mario Monti. Infatti nel discorso davanti alle Camere, il Presidente del Consiglio italiano ha dichiarato di voler privilegiare il rilancio dell’economia rispetto al risanamento dei conti pubblici, sostenendo di voler abolire la tassa sulla prima casa, la famosa IMU, di non voler aumentare di un punto percentuale l’aliquota dell’IVA, come era previsto a partire dal prossimo primo luglio, di voler diminuire le tasse sulle imprese per favorire le assunzioni di nuovo personale e di voler introdurre un reddito di cittadinanza per le famiglie che non hanno lavoro. Se a questi impegni di spesa si aggiungono i soldi necessari per finanziare la cassa integrazione in deroga (una forma di indennità di occupazione), per risolvere il problema degli esodati (ossia delle persone andate in pensione anticipatamente con .la promessa di poter beneficiare di una pensione) e infine gli arretrati delle fatture non saldate dagli enti pubblici italiani, la somma diventa impressionante. Essa è sicuramente destinata a superare di alcune decine di miliardi di euro gli obiettivi concordati con Bruxelles. Questo “buco” non potrà essere facilmente colmato, considerato l’impegno del nuovo Governo di non aumentare le tasse e di procedere unicamente a risparmi sulla spesa pubblica. E’ chiaro che un programma di questo tipo contrasta completamente con gli impegni assunti da Roma con l’Unione Europea, anche se è molto probabile che molte promesse non verranno mantenute. E’ pure chiaro che non si tratta semplicemente di una dilazione delle scadenze di risanamento dei conti italiani (come hanno già chiesto e ottenuto numerosi altri Paesi europei), ma di una vera e propria svolta politica, in cui si accantona l’obiettivo del risanamento dei conti e si pone la priorità sul rilancio di un’economia in grave crisi. Per comprendere la portata di questa svolta, basta ricordare che il Governo Monti aveva dovuto contrattare duramente con Bruxelles per sbloccare le risorse necessarie per pagare alle imprese una parte dei debiti dello Staro, ribadendo di mantenere il deficit pubblico al di sotto della soglia del 3% del PIL, onde evitare di subire una procedura di debito eccessivo. Ricordiamo anche che il debito pubblico italiano supera i 2mila miliardi di euro e che si aggira attorno al 127% del PIL del Paese. E’ difficile immaginare che Roma possa recuperare le risorse destinate a mancare con risparmi oppure con la vendita di parte di beni pubblici. In pratica, il programma del Governo di Enrico Letta rinnega di fatto gli obiettivi sottoscritti da Silvio Berlusconi e da Mario Monti con l’Unione Europea. E’ quindi prevedibile un duro scontro tra Roma e Bruxelles. Infatti, se è vero che la Commissione europea si è mostrata recentemente più flessibile, accettare in toto il programma italiano vorrebbe dire rimettere in discussione l’intero impianto delle politiche seguite finora per risolvere la questione dei debiti sovrani, dato che l’esempio italiano verrebbe molto probabilmente seguito da altri Paesi. Che succederà? Non è escluso che si possa trovare un compromesso, ma non è nemmeno da escludere che si arrivi ad un braccio di ferro, anche perché in Italia, come in altri Paesi europei, l’opposizione popolare e anche politica alle politiche di austerità è molto forte. E’ comunque improbabile che l’Unione Europea e soprattutto una Germania alla vigilia delle elezioni possano concedere a Roma deroghe di così ampia portata. Vi è un’altra questione: come reagiranno i mercati? Finora hanno festeggiato la formazione del nuovo Governo con rialzi della Borsa di Milano e con una riduzione dei tassi sui titoli del debito pubblico italiano. Questa reazione favorevole è anche legata all’aspettativa che g
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