
Angela Merkel ha forse fatto un passo di troppo. Infatti, l’amore dei tedeschi per la loro “Mutti” sta svanendo con la stessa rapidità dell’arrivo di decine di migliaia di profughi in Germania. Mentre cresce il malcontento nella CDU, che aveva già preannunciato che la Merkel sarebbe stata ancora la capolista del partito alle prossime elezioni, la bavarese CSU, da sempre alleata elettorale della CDU, si distanzia completamente dall’apertura delle frontiere proclamata dalla cancelliera e addirittura si elogia la politica di chiusura del premier ungherese Viktor Orban. Inoltre i tentativi della Merkel di chiedere sostegno ai partner europei si scontrano con forti resistenze e si sono conclusi lunedì scorso con un’intesa, che semmai dovesse essere rispettata, non basterà a sollevare la Germania dalla pressione cui è sottoposta. Anzi, come ha dichiarato il premier della Slovenia, questo enorme afflusso di profughi può portare al disfacimento dell’Unione Europea. Di fatto ha già portato alla fine di fatto del trattato di Dublino, che impone la registrazione dei migranti nel primo Paese di entrata in Europa dove si deve accertare se hanno diritto all’asilo, e sta mettendo a dura prova il trattato di Shenghen, che permette il libero transito delle frontiere dei Paesi europei. Di transenna, è bene ricordare che questi trattati sono stati sottoscritti anche dalla Svizzera.
Le “condizioni di salute politica di Angela Merkel” non sono solo di primaria importanza per la Germania, ma per l’intero continente europeo. Infatti Angela Merkel è il vero e unico leader politico dell’Unione Europea. Dunque è importante valutare le conseguenze di un indebolimento politico della Merkel sull’intera Unione Europea. Infatti non bisogna dimenticare che Berlino ha potuto giocare un ruolo di primo piano sia nella crisi dell’euro sia nella crisi ucraina anche e soprattutto poiché il Governo tedesco godeva di un ampio consenso in Germania. Ora questo consenso si sta indebolendo e Angela Merkel è addirittura costretta a fare fughe in avanti, che non hanno il consenso dei partner europei, per cercare di alleviare la crisi dei migranti. In proposito, basti ricordare l’incontro con Erdogan conclusosi con la promessa di ingenti aiuti economici (3 miliardi di euro) e soprattutto l’accelerazione delle procedure dell’entrata della Turchia nell’Unione se il Governo di Ankara si impegnerà a frenare il flusso dei migranti che attraverso la rotta balcanica si dirigono in Germania. Non solo, la crisi dei migranti sta inoltre mettendo a dura prova i rapporti preferenziali costruiti da Berlino con molti Paesi dell’Est, che saranno resi ancor maggiormente difficili dalla vittoria del partito euroscettico Diritto e Giustizia nelle elezioni che si sono tenute domenica scorsa in Polonia. Infatti i vincitori delle elezioni polacche sono contrari ad accettare la distribuzione dei migranti proposta da Bruxelles e vedono nel leader ungherese Viktor Orban un modello da seguire.
Dunque l’indebolimento politico di Angela Merkel rischia di lasciare l’Europa senza quel punto di riferimento che ha permesso all’Unione negli ultimi anni di superare difficili prove. Sarà da vedere se l’Europa alle prese con la crescita dei partiti euroscettici, con importanti sfide di politica estera ancora aperte (dalla crisi ucraina al caos in Vicino Oriente) e con un’economia che non ha ancora imboccato la strada di una crescita sana e duratura riuscirà a sopravvivere all’indebolimento della leadership di Angela Merkel.
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