
La resurrezione della geopolitica segna l’inizio del declino della globalizzazione? La domanda è più che legittima alla luce di quanto sta succedendo negli ultimi mesi. Le sanzioni economiche contro la Russia e le risposte di Mosca, le crescenti dispute legali delle imprese occidentali in Cina, il carattere sempre più extraterritoriale della giustizia statunitense che colpisce banche e società che non hanno violato le regole del loro Paese, ma vengono chiamate alla cassa da Washington sono solo le ultime manifestazioni di questo fenomeno. Ad esse occorre aggiungere la gestione della crisi finanziaria del 2007 in cui i singoli Stati sono stati chiamati a salvare le banche del loro Paese, sebbene queste ultime avessero importanti attività all’estero, con la conseguenza che oggi il mercato bancario si è in parte rinazionalizzato. Alcuni imputano questo processo al declino del potere americano che fungeva da garante del processo di globalizzazione e si spingono giustamente ad osservare le analogie con il periodo che precedette la Prima Guerra Mondiale, che segnò la fine del primo processo di globalizzazione sviluppatosi nel XIX secolo e nei primi anni del Novecento sotto la tutela dell’impero britannico, e giungono alla conclusione che è fortemente cresciuto il pericolo di un nuovo conflitto mondiale. E’ quanto pensa anche Papa Francesco che ultimamente ha dichiarato che “la terza guerra mondiale è già iniziata e che viene condotta a pezzetti”. Non vi è dubbio che hanno preso avvio fenomeni preoccupanti che fanno temere per il futuro dell’umanità e che bisogna seguire con grande attenzione.
Il primo punto rilevante è che l’Occidente (Stati Uniti, Europa e Giappone) non sta uscendo dalla crisi e che quindi il modello occidentale (o americano) non è più attrattivo. D’altro canto, altri Paesi (in particolare la Cina) stanno continuando a svilupparsi e rimettono in discussione l’egemonia occidentale. La conseguenza di questo processo è che la superpotenza americana non è più in grado di fare il gendarme del mondo e nel contempo il garante del sistema e delle regole che hanno favorito il processo di globalizzazione. Fin qui si tratta di un’analisi abbastanza condivisa dai più, i quali però partono da queste considerazioni per sostenere che l’Occidente è ora costretto a difendersi di fronte alle sfide di potenze revisioniste, come la Russia e la Cina. Quindi, gli Stati Uniti sarebbero impegnati in una battaglia a difesa della loro supremazia di fronte alle minacce di alcuni Paesi emergenti. Questa lettura appare poco convincente e provo a sottoporre alla vostra attenzione una diversa interpretazione.
La vera guerra è molto probabilmente già scoppiata all’interno dell’Occidente. I fronti non sono ancora chiaramente delineati, ma si riescono ad intravvedere. Da una parte, vi sono coloro che vogliono continuare con il nostro attuale modello economico e politico, basato essenzialmente sul sistema finanziario, e che per difendere questo modello stanno alimentando i conflitti nel mondo per distrarre l’attenzione dai nostri problemi interni. Costoro (e si ritrovano sia a destra sia al centro sia sinistra dei diversi scenari politici) cercando di indebolire i vecchi Stati nazionali (l’Europa è uno dei Cavalli di Troia) per giungere ad un Governo mondiale dominato da illuminate oligarchie. Si tratta di una prospettiva paurosa che implica l’eliminazione degli strumenti democratici e uno stato di belligeranza nei confronti dei Paesi che non accetteranno di sottomettersi al volere del Grande Capitale finanziario di stampo anglosassone. In quest’ottica si possono leggere la destabilizzazione del Vicino Oriente, il confronto con una Russia ed una Cina che non si piegano ai voleri dell’oligarchia occidentale e la riduzione della sovranità e del potere delle democrazie nei Paesi occidentali (l’Europa è l’esempio più evidente). Dall’altro lato, abbiamo forze ancora eterogenee e soprattutto disorganizzate che però tentano di difendere la sovranità nazionale e a livello economico cercano di ritornare ad un modello basato sull’economia reale, bandendo lo strapotere della finanza. Queste forze sono ora minoritarie, ma sono destinate a rafforzarsi grazie alla crisi economica e ai continui conflitti internazionali che come dice giustamente il Papa fanno ritenere che la Terza Guerra Mondiale sia già iniziata. Dunque, il fronte di questa guerra non è in Ucraina o in Iraq, ma è qui da noi. E’ la battaglia per sconfiggere queste nostre oligarchie che vogliono la guerra per mantenere il loro potere e per ritornare ad un’economia che ritorni a privilegiare il benessere dell’uomo.
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