Cerca e trova immobili
Magazine
Vernia torna in Ticino e invita Guido Sassi: "Ora siamo amici..."
Vernia torna in Ticino e invita Guido Sassi: "Ora siamo amici..."
Vernia torna in Ticino e invita Guido Sassi: "Ora siamo amici..."
Redazione
8 anni fa
Il comico genovese, a Chiasso con il suo spettacolo, invita il ristoratore luganese con cui c'era stato un forte diverbio

Sono passati quattro anni e mezzo da quanto il comico Giovanni Vernia, all'epoca di scena a Lugano, aveva avuto un forte diverbio con Guido Sassi. Vernia aveva pubblicato su Facebook un post dove mostrava uno scontrino dove un cappuccino, un'acqua gasata e un succo di pera costavano 14 franchi e 60. Con il ristoratore luganese che, senza mezze misure, lo aveva invitato a non farsi vedere più. Il comico italiano si era poi scusato e i due avevano fatto pace.

"Tutto vero - commenta Vernia - era stato un malinteso su una battuta che gli era stata riportata in modo sbagliato. Ma dopo siamo diventati amici e adesso spero che venga a trovarmi a Chiasso per farci quattro risate assieme".

Il comico genovese sarà infatti di scena il prossimo 15 maggio al Cinema Teatro di Chiasso con il suo spettacolo "Sotto il vestito Vernia". Un onemanshow in cui Vernia racconta in modo autoironico i disagi di un “famoso per caso” e svela chi c’è veramente sotto tutte le maschere cult con le quali ha raggiunto una grande popolarità: da Jonny Groove a Marco Mengoni, da Fedez a Jovanotti, da Pif a Gianluca Vacchi. Una persona normale con le manie, i tic e i vizi che tutti abbiamo, ma con la voglia di riderci sopra, come racconta a Ticinonews.

Giovanni Vernia, che spettacolo sarà quello del 15 maggio a Chiasso?Una sorpresa per il pubblico che magari da tanti anni mi segue e adesso ha l'opportunità di scoprirmi davvero, vedendo un Giovanni Vernia diverso. Racconterò tutto quello che mi ha portato a essere una persona normale a un uomo di spettacolo. Con le mie passioni per le imitazioni e la musica. A questo proposito sarò accompagnato dal maestro Marco Sabiu, che è stato direttore d'orchestra a Sanremo per diversi anni. E poi questa è l'ultima data del tour: mi sembra giusto festeggiare a dovere...

"Liberarti" dai personaggi che di solito interpreti ti ha effettivamente concesso più libertà?Di certo mi ha permesso di essere più naturale. Faccio ridere come quando facevo ridere a lavoro o di fronte alle persone che mi hanno spinto a fare il comico, invitandomi ad andare in televisione. Ma la grande libertà me la dà il teatro, dove non sono legato dalle dinamiche televisive e posso spaziare. Credetemi, è divertente!

Come si diventa comico partendo da Genova, con una laurea in ingegneria in mano?Genova è una città bellissima, ma con poco entusiasmo e dove per uno come me c'erano pochi sbocchi lavorativi. Allora mi sono trasferito a Milano dove, raccontando le mie vicissitudini in tangenziale o in ufficio facevo ridere i miei colleghi. Da lì sono poi cominciate le serate al cabaret fino alla chiamata della televisione...

Ti sei ispirato a qualcuno, magari della scuola genovese?Andavo spesso a vedere i comici della scuola genovese, ma non sono cresciuto con loro. Direi che, più che ispirarmi a qualcuno, sono da sempre un grande fan della commedia italiana. Ad esempio so a memoria tutti i film di Sordi, di Totò, di Verdone, di Lino Banfi... Mi ricordo quando li vedevo su Rete Quattro d'estate con mio padre: ecco, questo è l'umorismo che mi ha ispirato, senza volgarità e senza troppi eccessi. Ma che faceva ridere tantissimo!

E da cosa prendi spunto per i tuoi personaggi?Dalla quotidianità. Perché lì trovi davvero tutto. Anche nello spettacolo che vedrete a Chiasso i momenti comici sono basati sui tic che ci circondano e dalle cose che viviamo in prima persona. E sono tutte cose che osservo da "spettatore interessato", nel senso che non mi metto su un piedistatto a insegnare agli altri come si vive, perché so che certe situazioni sono il primo a viverle e per questo ci rido sopra. Ed è stato così anche con i personaggi che ho interpretato: ad esempio con Jonny Groove un deejay famoso mi ha detto che più che una parodia è un documentario sui "ragazzi della notte"... Questo è anche uno dei motivi per cui alcuni miei personaggi non durano molto: cercando sempre di basarmi sui fatti del momento, non avrebbe troppo senso dilungarmi una volta che il tema non è più caldo.

Sembra che la vita di un comico sia fatta di televisione, spettacoli, fan e risate. Ma c'è un altro lato della medaglia?Indubbiamente ci sono sempre momenti difficili. Ma sinceramente a me, che ho fatto la vita normale, che ho dovuto cercare lavoro e vedersi sbattere porte in faccia, sembra di vivere una favola. A volte ti senti giù per qualche motivo, ma quando vai sul palco e vedi le persone ridere ricevi una tale carica che non sarebbe onesto dire che ci sono cose che mi danno fastidio del mio lavoro.

C'è però la paura di non far ridere il pubblico?Quella sempre. Ed è la paura principale. Ma è anche quella che ti fa lavorare di più sulle battute. Non a caso sono conosciuto nell'ambiente per essere un perfezionista, anche un po' rompi... Ma credo che alla fine ne valga la pena!

Comici laureati ce ne sono davvero tanti... come mai?Questo dimostra a quanto servono le lauree al giorno d'oggi. Come dico sempre: per fare il deficiente il diploma non basta, ci vuole la laurea!

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata