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Venezia: Michael Moore Day
Redazione
17 anni fa
Tagliente e ironico "Capitalism: a love story" il suo film sulla crisi ha fatto strage di consensi. Ressa e applausi al Lido

E' Michael Moore il protagonista di oggi alla Mostra del Cinema di Venezia, dove porta in concorso il suo atteso documentario "Capitalism: a love story".Molto applaudito all'anteprima per la stampa, la più affollata finora, il film vuole essere un esame dell'impatto che le grandi aziende Usa hanno sulla vita quotidiana degli americani.

Si parte da Flint, Michigan, culla della General Motors e si arriva a Wall Street e al Campidoglio, per capire, con la sottile e tagliente che è il marchio di fabbrica di Moore, quanto costa agli Stati Uniti l'amore per il capitalismo. "Non sono un economista, so solo quello che vedo", ha spiegato ieri il regista "Ma negli Usa una famiglia ogni sette secondi perde la casa, è un numero incredibile".

La pellicola mescola i racconti di gente che ha perso tutto perché non ha lavoro al salvataggio delle banche a rischio fallimento responsabili del crollo della borsa, boccia la politica e prende invece come esempio positivo l'Europa.

Ma come è nata l'idea di questo lavoro? "Ci pensavo da tempo, ma un anno e mezzo fa, quando tanta gente ha cominciato a perdere il lavoro e la casa, ho iniziato davvero, per mostrare come questa economia fosse costruita sulla sabbia". Parla anche del ruolo che avrà il Presidente Obama "il 4 novembre 2008 per me è stato un giorno molto emozionante", svela "le cose potrebbero cambiare. Ha bisogno di noi per portare a termine le riforme", ha sottolineato ancora il regista.

Secondo Moore, il sistema economico "non è giusto, né etico, né democratico" e andrebbe "rifondato", così come la borsa, che definisce "un sistema basato sulla voglia di profitti a breve termine, che ha rovinato tanta gente".

Alla domanda su chi finanzia i suoi film, Moore risponde "Liberty Media e Viacom". "Ma ogni pellicola che realizzo incassa sempre profitti", ha spiegato, ammettendo di sperare un giorno di riuscire a prodursi da solo per realizzare film "per far pensare la gente".

E sul suo cinema dice: "ho scelto di fare film perché mi piace pensare che la gente al cinema vada a divertirsi, magari pensare un po', dire: bella storia, bei personaggi e pensa, questo non lo sapevo".SKA

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