
Ogni anno 3 milioni di persone sono colpite da infezioni causate dai virus dell’epatite e un milione muore a causa delle conseguenze della malattia, che colpisce il fegato. Ma i numeri sono sottostimati, secondo il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. "Milioni di persone hanno un'epatite non diagnosticata e non curata", ha sottolineato in occasione della Giornata mondiale dedicata alle epatiti lo scorso 28 luglio. Un tema, quello della sommersione dei casi, cruciale per l'organizzazione: si stima che solo il 10% dei malati di epatite B cronica riceva una diagnosi, mentre tra le persone con epatite C solo il 21%. Si tratta di virus spesso silenziosi con i sintomi che compaiono solo quando la malattia è ormai in stato avanzato. Ma soltanto l'emersione di questi casi e il loro tempestivo trattamento, insieme alla vaccinazione contro l'epatite B, possono consentire di raggiungere il traguardo dell'eliminazione delle epatiti virali entro il 2030 fissato dall'Oms. Abbiamo interpellato il direttore dell’Epatocentro Ticino Andreas Cerny per capire com’è la situazione a livello svizzero.
Campagna vaccinale
Anche in Svizzera ci sono casi di epatite, conferma Cerny, ma “rispetto a tante altre parti del mondo, abbiamo una campagna vaccinale che funziona. Per l’epatite B iniziamo già a partire dai neonati”. Sia per l’epatite B che per l’epatite C, le più preoccupanti, sono a disposizione dei test. Inoltre, aggiunge il direttore dell’Epatocentro Ticino, “c’è la possibilità di guarire la C, così come curare i pazienti che hanno la B”. Tuttavia, il lavoro da fare è ancora molto: “Tante persone non sanno di avere il virus per il fatto che il fegato dà pochi segnali: i sintomi arrivano quando la malattia è già in stato avanzato, quindi bisogna lavorare per individuare tutte quelle persone che sono malate senza saperlo, in modo da offrire loro il trattamento”.
Nessun sintomo, come la riconosco?
Ma se la malattia è silenziosa, come fa una persona a ipotizzare di averla? “Molti pazienti vengono identificati già dal medico di famiglia che fa loro dei test epatici, durante i quali può essere riscontrata un’infiammazione. Sappiamo inoltre che certe persone sono più soggette alla malattia rispetto ad altre”. Cerny si riferisce in particolare a persone che “hanno ricevuto delle trasfusioni prima del 1989, che hanno fatto dei tatuaggi o che hanno avuto dei comportamenti a rischio, come l'uso di siringhe per drogarsi”. In ogni caso il direttore dell’epatocentro Ticino raccomanda di parlare col proprio medico e fare dei test, soprattutto a “coloro che sono nati tra il 1950 e il 1985 perché corrono il rischio più elevato”.
Obiettivo OMS
L’obiettivo dell’OMS è di eliminare le epatiti virali entro il 2030. Mancano però solo pochi anni. È realistico come traguardo? Per Cerny lo è. “L’Oms ha definito le prossime tappe, che verranno implementate anche nei singoli Paesi”. In Svizzera una strategia per eliminare l’epatite C c’è già: “Ora si sta studiando una nuova versione, che uscirà l’anno prossimo. Al momento è in fase di consultazione e vengono definiti sia i ruoli sia i compiti, basandosi sull’informazione della popolazione”.

