
Oggi le case farmaceutiche hanno definito “deludente” la decisione degli Stati Uniti di voler sospendere i brevetti dei vaccini anti-Covid, Stati Uniti che ieri avevano affermato di essere in favore della revoca delle protezioni delle proprietà individuale per accelerare la produzione e la distribuzione delle dosi nei vari Paesi. Radio3i ha intervistato il vaccinologo Alessandro Diana, dell’Università di Ginevra, per sapere il suo punto di vista sulla questione: “Sarebbe da ricordare a queste case farmaceutiche, che sono riuscite ad ottenere un vaccino efficace e per cui siamo grati, che questo è stato possibile perché tutti gli Stati hanno investito nella ricerca e nella produzione del vaccino. Queste stesse case farmaceutiche non avrebbero potuto avere, in tempi così brevi, tutti i mezzi a disposizione per sviluppare un vaccino così rapidamente. Quindi, visto che gli Stati hanno partecipato alla ricerca queste stesse case farmaceutiche avrebbero un obbligo morale di poter trasferire la tecnologia e la proprietà intellettuale”.
L’aspetto economico
Un obbligo morale che cozza però con gli aspetti meramente economici... “Chiaro, quando si parla di proprietà intellettuale si parla anche di interessi economici: non possiamo chiedere a dei professionisti di far solo beneficienza. Però, rispetto a quello che sta succedendo, c’è l’urgenza che prima usciamo dalla pandemia e prima tutti ne avremo un beneficio. Qui la questione non è che ‘solo io o solo il mio paese dobbiamo vaccinarci’, la questione è globale: basta vedere cosa sta succedendo in India o in Brasile. Quindi ne usciremo tutti se la strategia è globale: questa urgenza del trasferimento delle conoscenze viene veramente a galla ed è chiaramente giustificata”.
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