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Una politica che danneggia i risparmiatori
Redazione
14 anni fa
La continua stampa di nuova moneta e i bassi tassi di interesse non stanno nemmeno riuscendo a rilanciare l'economia

Domani si riunirà il Comitato direttivo della Federale Reserve. Molti prevedono che la banca centrale americana lancerà un nuovo programma di Quantitative Easing, ossia riprenderà a stampare dollari per tentare di rilanciare l’economia. In pratica, acquisterà sul mercato obbligazioni statali (e forse anche altri titoli) per cercare di far calare i tassi a lungo termine e quindi indurre famiglie ed imprese a consumare e ad investire. In questo modo la Fed spera di dare forza ad un’economia americana, che indubbiamente continua a crescere, ma a tassi insoddisfacenti, come ha ammesso lo stesso presidente Ben Bernanke, e soprattutto insufficienti a ridurre la disoccupazione. Se la Federal Reserve varerà questo programma sarà la terza operazione di questo genere dallo scoppio della crisi nel 2008. La necessità di procedere alla stampa di nuove grandi quantità di dollari è una dimostrazione evidente che i precedenti interveti non hanno dato i risultati sperati. Essi sono indubbiamente riusciti ad evitare che l’economia americana cadesse in una crisi molto profonda e a far sì che oggi gli Stati Uniti crescano seppure lentamente, ma non è riuscita a mettere in moto una forte ripresa. Questo dato di fatto ha avviato un dibattito sull’efficacia di queste operazioni di politica monetaria, che sono attuate anche da altri Paesi, come la Gran Bretagna e il Giappone e (seppure per difendere il tasso minimo di cambio del franco nei confronti dell’euro) anche dalla Svizzera. Diverso appare invece il caso della Banca centrale europea che anche nel suo piano di lotta contro gli spread prevede di sterilizzare la quantità di nuova moneta creata attraverso l’emissione di titoli della stessa banca centrale, che vengono venduti alle banche) o attraverso l’aumento delle riserve bancarie. Il dibattito sull’efficacia di questo genere di intervento ha messo in evidenza sostanzialmente due posizioni. La prima è che questo tipo di interventi non funzionano, poiché una crisi da eccesso di debiti dura a lungo, poiché è necessario notevole tempo per riassorbire e per riequilibrare le finanze degli attori indebitati (famiglie, imprese, banche, Stati, ecc.). La seconda posizione è assolutamente di segno opposto. Si sostiene infatti che questi interventi sono stati troppo timidi per rilanciare l’economia, ma che la loro bontà è dimostrata dal fatto che hanno impedito che la crisi si aggravasse. Una ricerca citata dalla Fed sostiene che Quantitative Easing attuati negli Stati Uniti hanno ridotto i rendimenti e hanno fatto crescere l’economia di almeno il 3%. Sta di fatto che sebbene nei Paesi industrializzati i tassi di interesse sono oggi di poco superiori allo zero, la crescita rimane modesta (o addirittura negativa in Europa) e la disoccupazione continua ad essere molto elevata. La questione delle questione è però un’altra: la stampa di nuove quantità di moneta e gli interessi di poco superiori allo zero non sono neutrali. Queste misure favoriscono le banche, gli alti redditi e gli attori economici indebitati, ma penalizzano i risparmiatori prudenti e anche le casse pensioni che non riescono ad ottenere rendimenti soddisfacenti nei loro investimenti in obbligazioni. Ma c’è di più: questo tipo di interventi contribuisce ad alterare la distribuzione dei redditi anche perché fa salire il valore delle azioni ed anche favorisce la crescita dei prezzi delle materie prime (in particolare del petrolio) e di quelli delle derrate alimentari. Infatti ad ogni operazione di QE corrisponde quasi immediatamente un rialzo dei prezzi di oro, petrolio e derrate alimentari, settori nei quali si stanno molto probabilmente creando nuove bolle speculative. Di questi provvedimenti beneficiano evidentemente soprattutto le banche che stanno cercando di risanare i loro bilanci. Questo aiuto delle banche centrali alle banche non si è però finora tradotto in un aumento dei prestiti a imprese e a famiglie, che è la condizione essenziale perché si trasmetta all’economia reale. Questi provvedimenti aiutano soprattutto gli speculatori finanziari (Hedge F

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