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Una nuova tecnica contro l'infarto dopo un'angioplastica
Redazione
18 anni fa
I pazienti cardiopatici sono spesso soggetti a infarto dopo essersi sottoposti ad angioplastica coronarica

I pazienti cardiopatici sono spesso soggetti a infarto dopo essersi sottoposti ad angioplastica coronarica. Ora uno studio europeo guidato dall’Italia promette di ridurre del 50% questo rischio. La ricerca, che è stata presentata al Congresso annuale della Società europea di cardiologia (Esc) a Monaco di Baviera, si basa su una molecola che prende il nome di tirofiban. E grazie alla scoperta dell’equipe, guidata dal Dr. Marco Valgimigli cardiologo dell’Università di Ferrara, è ora possibile abbattere la probabilità di un infarto post – angioplastica in quei pazienti resistenti ai comuni farmaci antiaggreganti. Per farlo è infatti sufficiente aggiungere alla tradizionale terapia antitrombotica la molecola di tirofiban. Per attuare lo studio sono stati coinvolti dieci centri tra Italia, Belgio, Francia e Spagna, raggiungendo un totale di quasi 1300 pazienti candidati all’angioplastica. L’equipe di ricercatori ha avuto particolare attenzione per quei pazienti cardiopatici che non presentavano risposta all’aspirina o al clopidogrel (263 in totale). I pazienti sono stati suddivisi casualmente in due gruppi, a un gruppo, in aggiunta ai normali antiaggreganti, è stato aggiunto il tirofiban endovena, all’altro gruppo, invece, dei placebo. Si è così scoperto che nel primo gruppo (quello col tirofiban) la percentuale di infarti era pari al 20.4%, una percentuale relativamente bassa se consideriamo quella del secondo gruppo, pari al 35.1%. Secondo i calcoli del Dr. Valdimigli è una riduzione superiore al 40%. E il dato più confortante è quello presentato dai pazienti resistenti sia all’aspirina che al clopidogrel, dato che passa dal 25% di infarti per coloro ai quali è stato somministrato il placebo, allo 0% per coloro ai quali è stato somministrato tirofiban. Al momento il centro cardiologico di Ferrara è l’unica struttura italiana che sottopone i pazienti a un test di resistenza all’aspirina; il test costa solo 20 euro, un prezzo irrisorio se confrontato a un rischio di infarto.

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