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Un ticinese in Svezia
Redazione
11 anni fa
Malgrado il clima Giorgio si dice felice: "Finalmente a Motala ho potuto coronare il mio sogno: insegnare Unihockey e...innamorarmi"

“In Ticino i giovani faticano a trovare lavoro” annunciano gli strilloni, “dobbiamo trovare una soluzione”, gli fanno eco i politici. E i giovani ticinesi cosa fanno?

Un caso più unico che raro, Giorgio è uno dei pochi giovani ticinesi che un lavoro l’avrebbe avuto, ma che ha deciso comunque di partire. Il giovane ticinese infatti si è diplomato come insegnante delle elementari nel 2005 e il lavoro in questo settore certo non manca, soprattutto ultimamente. Tuttavia, il nostro intervistato, ha deciso di cambiare strada e di lasciare il Ticino, per tentare fortuna come insegnante di unihockey in Svezia. Un percorso singolare il suo, che lo porta oggi ad avere dimora fissa in uno dei paesi più a nord del Vecchio Continente.

Nel 2008 Giorgio è partito alla volta del Nord con un sogno: lavorare per una squadra di unihockey nel paese da molti considerato la patria dell’unihockey, la Svezia. Inizialmente Giorgio si è stabilito nella città di Kumla e in seguito in quella di Motala, dove vive tutt’ora. Si tratta di realtà isolate, ma ad oggi il nostro interlocutore si dice pienamente soddisfatto dell'avventurosa scelta.

Incuriositi da questo percorso controcorrente che lo ha portato dal clima temperato ticinese, al freddo clima nordico, da un posto di lavoro sicuro, alla totale incertezza, abbiamo posto a Giorgio alcune domande riguardo alla sua esperienza.

Come ti sei trovato appena arrivato?

"Sono stato accolto veramente bene da persone che ben presto sono diventate “la mia famiglia svedese”. Si dice che i nordici siano freddi e distaccati… io ho trovato sulla mia strada delle persone eccezionali che hanno fatto di tutto per mettermi a mio agio e per farmi stare bene tra loro, tanto è vero che quella che doveva essere un’avventura di una stagione “prima di diventare grande” si è trasformata in qualcosa di molto di più ed ora ho appena concluso la mia sesta stagione."

Di cosa ti occupi esattamente?

"Dopo un inizio traballante finalmente ho avuto la possibilità di coronare un grande sogno e di lavorare a tempo pieno per l’unihockey, visto che al 50% sono docente di tale disciplina presso il liceo locale (qui possono scegliere la loro disciplina sportiva come una specie di opzione complementare) mentre per il restante 50% sono assunto dalla società locale come allenatore e istruttore."

Perché sei partito pur facendo parte di quei pochi che avevano un lavoro sicuro?

"Sono partito perché ho avuto la possibilità di fare qualcosa di diverso. Come detto, inizialmente l’idea era quella di restare per una stagione per “rubare il mestiere”. Poi sono invece rimasto in Svezia perché mi è stata fornita la possibilità di lavorare con l’unihockey, una di quelle cose che da noi si possono solo sognare.Ora sento sempre più la mancanza del contatto con i bambini, ma dovrei poter lavorare all’interno della scuola elementare anche qui."

Come vedi la questione della mancanza di lavoro e del frontalierato?

"È una tematica delicata. Io sono solo estremamente grato agli svedesi per come hanno accolto me come straniero che è arrivato al nord a “portare via il lavoro a uno dei nostri”. Sono contento di sentire tanti intorno a me che fanno notare quanto la presenza di persone diverse sia un fattore di crescita della comunità e mi sento e mi sono sempre sentito accolto benissimo da tutti, malgrado sia un immigrato."

Com'è la situazione politica e lavorativa oggi in Svezia?

"Purtroppo tutto il mondo è paese e ho l’impressione che qui ci si lamenti più o meno delle stesse cose di cui ci si lamenta in Ticino e i problemi siano molto simili. Purtroppo anche qui in Svezia si sta perdendo sempre più quello stato sociale e quella solidarietà tra persone che era tipica della nazione scandinava: stanno prendendo sempre più spazio individualismi e menefreghismo.Anche qui, come nel resto d’Europa, l’estrema destra avanza a forza di slogan e l’economia non viaggia a gonfie vele, quindi anche la situazione lavorativa non è facile, con molti giovani che si trovano spesso in difficoltà nella scelta del loro percorso."

Pensi che tornerai in Ticino un giorno?

"Si, anche se non so se sarà in via definitiva. Quando la mia ragazza avrà finito con i suoi studi, tra un anno, abbiamo pianificato di scendere in Ticino per passarci un periodo, per permetterle di imparare l’italiano e di conoscere per bene la regione dalla quale provengo. Per me è l’occasione per tornare vicino a tanti amici e parenti. In seguito vedremo cosa ci riserverà la vita..."

Un'esperienza che può dirsi soddisfacente: coronamento di un sogno e romantico incontro. Che la nuova ricetta per i giovani ticinesi sia emigrare nel far nord?

SF

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