
I cruciverba aiutano a recuperare la memoria e allontanano l'insorgere della demenza e del Morbo di Alzheimer. Una mente attiva, infatti, mantiene funzionali molte sinapsi cerebrali che sono in grado di sostituire quelle danneggiate nel momento in cui si verifica un danno alla memoria. A scoprire questi benefici effetti delle parole crociate sono stati i ricercatori americani dell'Albert Einstein College of Medicine di New York, che hanno pubblicato il loro studio sulla rivista “Neurology”. I ricercatori hanno seguito 488 anziani in 5 anni, valutando le loro abitudini di vita: dall'analisi è emerso che chi si dedicava alla lettura, ai giochi di carte e alle parole crociate allontanava l'insorgere della demenza di almeno 16 mesi e riusciva a recuperare alcuni ricordi dimenticati in meno di un anno. Per Charles Hall, guida della ricerca, questi benefici si producono anche in età molto avanzata e a prescindere dal grado di istruzione di ogni singola persona. La ricerca americana conferma che un cervello attivo è anche un cervello che si mantiene più sano nel tempo. Altri studi indicano che andare più tardi in pensione allontana il rischio di Alzheimer e demenze. Bando dunque a poltrona e pantofole prima del tempo. Ogni anno di lavoro in più offre ai neuroni, rispetto alla media, sei settimane aggiuntive di protezione dalle malattie neurodegenerative: lo ha scoperto una ricerca del King's College di Londra, dove sono stati osservati 1320 pazienti dell'Istituto di Psichiatria affetti dal Morbo di Alzheimer. Gli studiosi inglesi, che hanno pubblicato il loro lavoro sul “Journal of Geriatric Psychiatry”, hanno potuto constatare come coloro che avevano abbandonato più tardi l'attività lavorativa si sono ammalati di Alzheimer molto tempo dopo rispetto ai loro colleghi andati presto in pensione. I ricercatori attribuiscono quest'effetto protettivo del lavoro contro le demenze agli stimoli che il cervello continua a ricevere nel tempo e nello svolgimento dei propri compiti quotidiani: dover pensare, riflettere, agire, coordinare, rafforza le connessioni neuronali e mantiene il cervello più in salute. Il concetto, come ha spiegato il ricercatore John Powell, che ha partecipato allo studio, è quello che si mantiene una buona riserva cognitiva per più tempo se si usa per più anni il nostro encefalo. In pratica non tenere in attività il cervello lo fa invecchiare e lo conduce prima e più facilmente a demenza e Alzheimer. Ma non è tutto qui: anche altre attività cerebrali possono proteggere i nostri neuroni. Un cervello ben allenato, tramite sudoku, cruciverba, esercizi di memoria è in grado di prevenire l'insorgenza della Malattia di Alzheimer. Come i muscoli dell'atleta, dunque, anche il motore delle nostre idee e volontà ha bisogno di tenersi giovane e in esercizio per mantenere efficiente la propria funzionalità. Sono le sinapsi, cioè i collegamenti tra neurone e neurone, le parti del nostro encefalo che è indispensabile mantenere ben funzionanti. Se l'Alzheimer danneggia i neuroni e le loro connessioni, un cervello ben allenato si salva sfruttando quelle 'di riserva' che ha creato nel tempo. Lo ha dimostrato uno studio multicentrico europeo coordinato dall'Istituto San Raffaele di Milano, pubblicato dalla prestigiosa rivista internazionale “Neurology”. La ricerca scientifica è durata 14 mesi e ha coinvolto oltre 300 pazienti affetti da Alzheimer e altri 100 anziani con lievi disturbi della memoria. I soggetti avevano diversi livelli di istruzione (dal titolo della scuola dell'obbligo alla laurea) e svolgevano varie professioni, dalla casalinga al manager. Alcuni erano disoccupati. Valutando il loro stato di salute, i ricercatori si sono resi conto che chi possedeva un grado di istruzione maggiore o un'attività occupazionale più elevata e intellettualmente più intensa manifestava i sintomi dell'Alzheimer più tardi rispetto agli altri. Q
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