
"Non lavorare troppo che ti fa male". Questa, che sembra la frase di punta di un fannullone, sarebbe la realtà dei fatti.Andare in ufficio per restarvi troppe ore, aumenterebbe il rischio di demenza.E' ciò che afferma un gruppo di ricercatori del Finnish Institute of Occupational Healt, Finlandia. La ricerca è stata pubblicata su "American Journal of Epidemiology".Stando a suddetto studio, coloro che hanno superato i 50 anni di età e lavorano per più di 55 ore a settimana, rischiano maggiormente di sviluppare delle patologie neurodegenerative.La ricerca, coordinata dalla Dr.ssa Marianna Virtanen, ha preso in esame i dati di 2216 inglesi, ritenuti tra i più laboriosi in Europa.Tutti i lavoratori appartenenti al gruppo esaminato avevano sulla cinquantina di anni, di questi: il 39% lavorava meno di 40 ore settimanali; il 53% lavorava tra le 41 e le 55 ore a settimana; l'8% più di 55 ore.I componenti del gruppo hanno poi dovuto rispondere a dei test di tipo cognitivo, a questo punto si è scoperto che: i partecipanti che lavoravano per troppe ore a settimana facevano fatica a ricordare le parole ed avevano problemi con la memoria a breve termine.Questo dato ha allarmato a tal punto il mondo medico che diversi dottori hanno già iniziato a comparare il superlavoro con sostanze quali fumo e alcool per il rischio di demenza in cui si rischia di incorrere.Una prova di quanto affermato risiede nel fatto che tutti i partecipanti alla ricerca si sono dovuti sottoporre a cinque test cognitivi diversi in più periodi di tempo: il primo periodo cadeva dal 1997 al 1999, il secondo dal 2002 al 2004.Come detto sopra, i peggiori risultati sono stati ottenuti da chi lavorava maggiormente; questi mostravano difficoltà di ragionamento e minore memoria. Non è tutto, gli stessi vedevano un peggioramento esponenziale relativo all'aumentare del tempo trascorso in ufficio.Ma, ancora, non si è scoperto un nesso atto a collegare il prolungato orario di lavoro con l'elevato rischio di demenza, varie le ipotesi: chi lavora troppo dorme male e i dati raccolti durante l'arco del giorno non vengono elaborati correttamente dal cervello; chi lavora troppo, spesso ma non sempre, conduce uno stile di vita insalubre e segue un'alimentazione errata; chi lavora troppo aumenta, com'è chiaro che sia, lo stress; spesso, chi lavora troppo, beve più alcolici e rischia più facilmente la depressione. Tutti questi fattori, presi singolarmente o insieme, hanno ripercussioni negative sul nostro sistema cardiovascolare e sul nostro cervello.Per quanto il lavoro nobilita l'uomo, cerchiamo di rientrare nella giusta misura, come in tutte le cose, andando così a preservare il nostro benessere psicofisico.
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