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Torna il caso Dylan Dog
Redazione
17 anni fa
Le paure di Roccella infondate

Il Sottosegretario di Stato al Lavoro, alla Salute e alle Politiche sociali Eugenia Roccella si ricrede su quanto affermato sull'ultimo numero di Dylan dog "Mater morbi". E lo annuncia con una lettera al "Corriere della Sera". Vi ricordate la vicenda? Ne parlai settimana scorsa, ed ora mi sembra giusto parlare della rettifica da parte del Sottosegretario.La lettera scritta da Roccella inizia con un'affermazione alquanto interessante, ovvero che non ha mai creduto alle letture ideologiche ed ai tentativi di decifrazione di un testo in chiave tutta politica. Roccella sostiene infatti che la letteratura non si fa riconoscere come tale attraverso il filtro delle battaglie più o meno civili.Poi ammette di essersi dovuta ricredere su quanto affermato in precedenza, in quanto allora non aveva ancora letto il Dylan Dog incriminato. Ad aver tratto in inganno, in un primo tempo, il Sottosegretario, furono le esaltazioni che alcuni quotidiani diedero al racconto. Furono infatti diversi i giornali che riportarono sulla cresta dell'onda temi come l'eutanasia ed il testamento biologico. Inutile negarlo, questi temi effettivamente vengono trattati in "Mater morbi", ma in chiave molto poco politica.Ma quando si trattano temi delicati, chiunque si sente in dovere di dire la sua. Ed ecco spuntare un certo Dr. Harker, il quale ha alzato un vero e proprio polverone attraverso i media. Così in tutto il Bel Paese tutti parlano di accanimento terapeutico, testamento biologico e suicidio assistito.Ma torniamo al Sottosegretario, la quale, come detto, al tempo in cui il giornalista le chiese di intervenire sulla vicenda non aveva ancora letto il numero 280. A lasciarla particolarmente sgomenta fu la frase del protagonista "C'è stato un tempo in cui ero un uomo…". Frase che a Roccella non piacque affatto e che interpretò come a dire che è solo la salute a garantire lo stato di essere umano. Ma dopo aver letto il testo, la sua paura si è rivelata quantomeno infondata. E, come richiesto ai grandi personaggi, non teme di ammetterlo.Il racconto si incentra sul corpo a corpo con la malattia, una lotta non facile che impone la difficile scelta tra accettazione e rifiuto. Perché per quanto ci si ribella, la malattia c'è e concetti quali dolore, precarietà di sopravvivenza e fragilità del corpo rispecchiano saldamente la condizione umana. Combattere contro questi concetti, significa combattere contro se stessi. Anche l'uomo, come tutto, ha un limite. E l'uomo deve accettare il fatto che la sua esistenza sia più effimera di quella di altre creature.E così "Mater morbi", la bellissima che nessuno può, o vuole, amare. Ma si può sempre accettare, come ha fatto Dylan. E da qui la malattia gli offre una tregua.All'interno della storia è presente anche l'innocenza nell'accettazione. E così salta fuori un bambino segnato da una patologia unica. Sarà proprio il bambino che fungerà da guida nell'irto cammino che attende l'indagatore dell'incubo. Un fanciullo tanto tenero quanto forte, questo è il piccolo Vincent il cui destino è un'inesorabile fine prematura. Ingiustizia? Sicuramente! Ma il fanciullo è come detto forte, e accetta la malattia imparando a convivere con essa, senza dunque intraprendere quell'inutile lotta contro il suo stesso corpo.Roccella è convinta che l'unica critica che potrebbe essere mossa a Recchioni (il soggettista) è il modo in cui decide di vedere il mondo a parte dei malati terminali e dell'organizzazione ospedaliera. La notte in ospedale è demoralizzante per Dylan che, alla fine, non è più nemmeno sicuro della sua identità. E più la malattia si aggrava, più l'isolamento e l'anonimato si fanno sentire, facendo crollare totalmente lo status di persona. Ma è con l'aggravarsi della malattia che arriva il peggio. Medici ed infermieri non guardano più Dylan in faccia, limitandosi a controllarne i parametri vitali sui monitor.Un problema non così distante dalla realtà. Una situazione ch

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