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Tim Cook contro Google, Yahoo e Facebook
Redazione
11 anni fa
Dura presa di posizione da parte del numero uno di Cupertino, che attacca le politiche sulla privacy di Google, Yahoo e Facebook

Dura presa di posizione da parte del numero uno di Cupertino, Tim Cook, nei confronti di Google, Yahoo e Facebook. E più precisamente nei confronti della loro politica in termini di privacy. Non è infatti un segreto la raccolta di dati sui loro utenti da parte dei tre colossi della Silicon Valley. Il CEO di Apple ha espresso il suo disappunto durante l'evento Champions of Freedom, della Electronic Privacy Information Center (EPIC), tenutosi a Washington.

Cook non era presente fisicamente all'evento, ma ha potuto esprimersi in collegamento. Ha così voluto sostenere quanto sia importante per il marchio con la mela morsicata la privacy dell'utente. E ha invitato gli stessi utenti a non scendere a compromessi quando si parla di privacy. Secondo il CEO di Apple i tre colossi - Facebook, Google e Yahoo - hanno costruito la loro immensa fortuna raccogliendo e sfruttando le informazioni riguardanti i loro utenti.

"Vi sto parlando dalla Silicon Valley, dove alcune delle aziende più importanti e di successo hanno realizzato i loro business cullando i loro clienti nella compiacenza delle loro informazioni personali. Stanno divorando tutto quello che possono imparare di voi cercando di far soldi. Noi pensiamo che questo sia sbagliato. Questo non è il tipo di società che Apple vuole essere".

Cook non risparmia nemmeno il nuovo servizio Foto di Google, che dà spazio illimitato gratuito.

"Potrebbero piacervi questi cosiddetti servizi gratuiti ma non credo che valga la pena dare accesso ai dati delle vostre e-mail, alla cronologia delle vostre ricerche e ora anche ai dati delle vostre foto per estrarli e venderli per chissà quali scopi pubblicitari".

A questo punto Cook entra nel vivo del discorso, e spiega quanto Apple si impegni a garantire la privacy dei suoi utenti, sviluppando sempre nuovi strumenti di crittografia per i loro prodotti.

"Rimuovere del tutto gli strumenti di crittografia dai nostri prodotti, come vorrebbe qualcuno a Washington, farebbe solo del male ai cittadini onesti che si affidano a noi per proteggere i loro dati".

Infine si concentra sulle cosiddette backdoor, una sorta di chiave d'accesso che le aziende mettono a disposizione del governo. E sottolinea quanto possano risultare pericolose, perché se si dà una simile chiave al governo, anche un ladro può trovarla.

"Stiamo offrendo strumenti di crittografia nei nostri prodotti da anni ed abbiamo intenzione di continuare a rimanere su questa strada. Pensiamo che sia una caratteristica fondamentale per i nostri clienti che vogliono mantenere i loro dati al sicuro. Per anni abbiamo offerto servizi di crittografia, come in iMessage ed in FaceTime, perché crediamo che il contenuto dei messaggi di testo e delle vostre videochat non siano affar nostro. Se si mette una chiave sotto il tappetino per i poliziotti, anche un ladro può trovarla. I criminali stanno utilizzando tutti gli strumenti tecnologici a loro disposizione per entrare negli account delle persone. Se sanno c'è una chiave nascosta da qualche parte, non si fermeranno fino a quando non la troveranno".

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