
La decisione della Banca Nazionale Svizzera (BNS) del 6 settembre dell’anno scorso di definire un tasso minimo di cambio rispetto all’euro si è rivelata un grande successo. Infatti dal rendiconto dell’esercizio 2011 emerge che gli averi in divise estere della BNS sono aumentati complessivamente di soli 17,8 miliardi di franchi. Questa cifra non riguarda unicamente il periodo successivo, ma anche quello precedente. Quindi, non sappiamo con esattezza quanti soldi abbia speso la BNS per difendere questo tasso di cambio, ma possiamo dedurre che la BNS non si è dissanguata: il nostro istituto di emissione ha speso molto meno a difendere il tasso di cambio di 1,20 nei confronti dell’euro che nel vano tentativo attuato soprattutto l’anno precedente (ossia nel 2010) di frenarne l’ascesa. Infatti questi 17,8 miliardi di franchi devono essere valutati rispetto ad una cifra di bilancio della BNS che si è espansa precedentemente in modo drammatico, raggiungendo i 346 miliardi di franchi. Quindi si può concludere che la decisione della BNS è stata vincente e ha permesso al nostro istituto di emissione di difendere l’economia svizzera con una spesa relativamente contenuta. La BNS ha anche conquistato una grande credibilità che induce a ritenere che potrà difendere questo tasso di cambio senza grandi problemi. Ora si tratta di capire come risponderà la BNS alle richieste di una parte dell’industria di esportazione e da parte degli operatori turistici, che continuano a soffrire per la forza del franco, di aumentare questo tasso di cambio minimo portandolo a 1,30 o ancora più in alto. Dalla lettura del rendiconto della BNS emerge in merito un fatto interessante. Gli esperti della BNS si aspettavano che l’euro si sarebbe prima o poi rafforzato rispetto al franco. Ciò non è avvenuto: l’euro è rimasto “schiacciato” poco sopra 1,20 e non ha mai dato segnali di rafforzamento. Non si può escludere che questa mancanza di vitalità della moneta unica europea possa essere interpretata dai dirigenti della BNS come un motivo supplementare di cautela. In ogni caso è impossibile prevedere se la BNS continuerà a difendere il tasso di cambio di 1,20 oppure lo alzerà. Invece il prossimo Presidente del Direttorio della Banca, che dovrebbe essere Thomas Jordan, dovrà invece preoccuparsi di ridurre la cifra di bilancio dell’istituto, gonfiatasi a dismisura a causa degli interventi sui mercati dei cambi effettuati negli anni precedenti. Questa cifra di bilancio potrebbe essere foriera della formazione di bolle speculative e/o anche di inflazione nel medio/lungo termine. La stessa BNS ha ammonito le banche elvetiche ad essere più restrittive nella concessione di crediti ipotecari per paura di una bolla nel mercato immobiliare. Accanto a questo timore non si può dimenticare anche quello più a lungo termine di una grande quantità di franchi usati per frenarne l’ascesa che sono in circolazione e che potrebbero agitare i prezzi del nostro Paese. Quindi, per il momento, complimenti alla Banca Nazionale.
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