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Stare nell’euro con un’altra moneta
Redazione
12 anni fa
E’ la strada su cui è avviata la Grecia che potrebbe far scuola a livello europeo

La tournée delle capitali europee del primo ministro greco, Alexis Tsipras, e del ministro delle finanze, Yanis Varoufakis, si è conclusa con una serie di no ala richiesta del nuovo Governo di Atene di ottenere un prestito ponte fino all’inizio dell’estate per avere il tempo per discutere una ristrutturazione del debito greco e un nuovo piano di risanamento delle finanze del Paese ellenico. D’altro canto, Alexis Tsipras ha ribadito che il nuovo Governo greco manterrà fede alle promesse elettorali (dalla riassunzione dei dipendenti pubblici licenziati all’aumento del salario minimo; dall’assistenza sanitaria gratuita per i poveri alla reintroduzione della tredicesima per i pensionati e i ceti bassi). Il rispetto di questi impegni, secondo alcuni analisti, farà sì che già entro la fine del prossimo mese di marzo, quando Atene dovrebbe rimborsare 1,4 miliardi di euro all’FMI, la Grecia rimarrà senza soldi. Che fare? La via del compromesso con Bruxelles sembra preclusa, anche perché Atene con la richiesta che la Germania paghi ad Atene i danni di guerra ha rafforzato l’ostilità tedesca a qualsiasi intesa. Un’altra via potrebbe essere far acquistare dalle banche greche nuove obbligazioni statali, contando sul fatto che gli istituti di credito ellenici hanno ancora accesso allo sportello di emergenza (ELA) della Banca centrale europea (Bce). Si tratterebbe di una soluzione costosa e soprattutto fortemente incerta, poiché la Bce potrebbe limitare le possibilità di rifinanziamento delle banche greche o addirittura chiudere l’accesso allo sportello di emergenza con una maggioranza dei due terzi del Comitato direttivo. Dunque, si potrebbe concludere il nuovo Governo greco è con le spalle al muro: o cede ai diktat europei oppure rischia l’insolvenza e quindi di far precipitare un Paese già allo stremo in una devastante crisi finanziaria. La realtà non sta in questi termini.

I nuovi leader greci non sono né ingenui né sprovveduti. Sapevano benissimo che l’Europa non avrebbe accettato le loro richieste, che avrebbero messo le ali a tutti i partiti euroscettici europei (dallo spagnolo Podemos al francese Front National). Quindi non giungono all’apice della crisi senza carte in mano. Come avevano ventilato durante la campagna elettorale la soluzione è emettere una nuova moneta con la quale pagare pensioni, dipendenti pubblici, investimenti e così via. Si tratterebbe di una moneta parallela, ossia di una valuta che circola a fianco dell’euro. Questo “uovo di Colombo” è sicuramente praticabile soprattutto perché la Grecia ha raggiunto un avanzo primario, ossia incassa più di quanto spende prima del pagamento dei tassi di interesse sul suo debito. Alcuni sostengono che questa soluzione non è fattibile, poiché senza il sostegno della Bce crollerebbe il sistema bancario. Altri affermano che sarebbe il primo passo dell’uscita del Paese dall’Unione monetaria europea, ossia il famoso “Grexit”. Queste previsioni sono molto probabilmente errate.

Innanzitutto, i trattati su cui si fonda l’euro non prevedono l’uscita di un Paese dall’Unione monetaria né la sua espulsione. Quindi, Bruxelles non potrà impugnare l’eventuale decisione di emettere una moneta parallela mettendo la Grecia alla porta. La fattibilità di una moneta parallela è confermata dalle esperienze fatte da altri Paesi. Ad esempio, la California in dissesto pagò dipendenti e lavori pubblici con IOU, ossia delle promesse di pagamento. Queste circolarono e affiancarono il dollaro. Il vantaggio di una moneta parallela sarebbe che tutti gli impegni finanziari sia statali sia privati resterebbero denominati in euro, mentre stipendi e pagamenti avverrebbero nella nuova valuta. Quindi anche un default dello Stato greco (ossia una dichiarazione di insolvenza) dello Stato greco non inciderebbe sulle attività quotidiane (dagli acquisti di beni alimentari ai pagamenti delle bollette telefoniche al pagamento degli affitti, ecc.) che sarebbero sempre più regolate nella nuova moneta. Anzi, questa valuta diventerebbe la moneta dell’economia reale senza più fardelli e condizionamenti finanziari.

Resterebbero aperti due grandi problemi tra loro connessi: la sopravvivenza del sistema bancario ellenico e i rapporti con le istituzioni europee. Gli istituti di credito greci, già in difficoltà per la fuga dei capitali e anche per il ritiro di piccole somme dai depositi, non avrebbero grandi possibilità di uscire indenni da una crisi del genere se si chiudesse l’accesso allo sportello della Bce. Quindi, la loro sopravvivenza dipenderebbe dalla reazione delle autorità europee. Un fallimento delle banche greche avrebbe pesanti conseguenze su un sistema finanziario internazionale già molto fragile. Quindi, appare improbabile che gli Stati Uniti, già preoccupati dalla possibilità che la Grecia entri nell’orbita di influenza russa e cinese, si impegnerebbero a ricondurre a miti consigli i “falchi” europei. Ma c’è di più: una possibile prolungata chiusura degli sportelli bancari non farebbe altro che accelerare la diffusione della moneta parallela.

Non è affatto certo che la crisi greca sfoci nella creazione di una moneta parallela, ma questa soluzione dimostra che c’è vita oltre all’euro e ai diktat europei. L’eventuale successo di una simile operazione sarebbe destinato a fare scuola. Potrebbe essere infatti considerata come una strada possibile da Paesi e Governi schiacciati dalle politiche di austerità europee. Indicherebbe inoltre una possibile strada per uscire da una costruzione monetaria fallimentare che è diventata una camicia di forza per molti Paesi europei.

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