
La scelta tra andare in palestra o lasciarsi tentare da uno snack come un frappè alla fragola può essere ardua: a dirigere questa decisione, che in tanti si sono trovati a fronteggiare, è un messaggero chimico chiamato orexina, prodotto da alcuni neuroni nel cervello. La scoperta, pubblicata sulla rivista "Nature Neuroscience", si deve ad un gruppo di ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (ETH): l'esperimento è stato condotto su topi, ma lo stesso meccanismo dovrebbe essere presente anche nel cervello umano e apre, dunque, alla messa a punto di nuove strategie volte a promuovere l'attività fisica tra chi ha uno stile di vita più sedentario.
Orexina
L'orexina è uno degli oltre 100 messaggeri chimici attivi nel cervello: a differenza di altri (come serotonina e la dopamina), però, è stato scoperto relativamente tardi, circa 25 anni fa, e le sue funzioni sono in parte ancora poco chiare. Per fare un po' di luce, i ricercatori coordinati da Daria Peleg-Raibstein e Denis Burdakov hanno quindi ideato un sofisticato esperimento sui topi, che potevano scegliere liberamente tra 8 diverse opzioni, tra cui una ruota sulla quale correre e un frappè alla fragola. In alcuni animali, però, il sistema dell'orexina era stato bloccato.
La ricerca
I risultati mostrano che, senza orexina, la decisione è nettamente a favore del frappè, e i topi hanno rinunciato all'esercizio fisico. Tuttavia, quando la scelta possibile è solo una, il comportamento non differisce tra topi normali e modificati: "ciò significa che il ruolo principale del sistema dell'orexina non è quello di controllare quanta attività fisica fanno i topi o quanto mangiano: piuttosto - afferma Burdakov - sembra fondamentale per poter prendere una decisione tra l'una e l'altra cosa, quando entrambe le opzioni sono disponibili". Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l'80% degli adolescenti e il 27% degli adulti non fanno abbastanza esercizio fisico, ha indicato oggi l'ETH in una nota. "Nonostante ciò, molte persone riescono a resistere alle tentazioni sempre presenti e a fare abbastanza esercizio fisico", ha affermato Denis Burdakov, professore di neuroscienze al Politecnico di Zurigo, citato nel comunicato. Gli scienziati hanno quindi cercato di scoprire cosa c'è nel cervello che rende possibile questo risultato.

