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Solo parole nella lotta all’ISIS
Solo parole nella lotta all’ISIS
Solo parole nella lotta all’ISIS
Redazione
10 anni fa
In Europa gli attacchi del terrorismo islamico stanno diventando la nuova “normalità”

Il nuovo odioso attacco terroristico a Bruxelles non ha provocato alcun sussulto sui mercati finanziari. E’ stata una giornata, come tante altre. Le borse hanno chiuso in leggero rialzo. Insomma, non è accaduto nulla di speciale.

Questa mancanza di reazione è giustificata. Infatti questi atti terroristici di matrice islamica sembrano essere diventati una nuova normalità. I leader politici europei parlano di “guerra”, di una forte risposta alle provocazioni dell’ISIS e di una maggiore coordinazione nella lotta contro i fanatici dell’Islam, ma tutti sanno che questa è retorica e che nessun fatto seguirà a queste parole. Non a caso, ben diversa fu la reazione dei mercati all’11 settembre. L’abbattimento delle Torri Gemelle e di un’ala del Pentagono provocò un crollo delle borse che portò le autorità americane a chiudere Wall Street per una settimana. E’ indubbio che la portata di quell’atto terroristico era molto più grave di quanto successo nella capitale belga. Non è nemmeno discutibile che quell’opera di Osama Bin Laden ebbe conseguenze rilevanti: l’attacco all’Afghanistan dei Talebani e in seguito all’Iraq di Saddam Hussein. Quindi scatenò guerre che di fatto non sono ancora finite. Ciò induce a ritenere che allora le borse ebbero ragione a tremare e che oggi hanno probabilmente ancora ragione a considerare gli atti terroristici di Bruxelles irrilevanti. E questo deve preoccupare.

In Europa gli attacchi del terrore islamico stanno diventando la nuova “normalità”. Ad ogni nuova strage seguono dichiarazioni accorate dei leader europei, espressioni di cordoglio, grandi dichiarazioni di intenti e di solito misure coercitive che non servono per combattere i fanatici islamici, ma per ridurre le libertà di tutti i cittadini. Anche a livello di politica estera non succede nulla: si continuano a fare affari con Arabia Saudita, Qatar e gli altri Emirati del Golfo, pur sapendo che sono i principali finanziatori dello Stato islamico e soprattutto del salafismo, ossia di quella scuola di pensiero islamico intransigente che è il terreno di coltura delle nuove reclute del terrorismo. La contraddizione tra dichiarazioni di principio e fatti concreti ha raggiunto l’apice con l’umiliante accordo concluso dall’Unione Europea con la Turchia. Per tentare di frenare l’afflusso di profughi e migranti grazie alla collaborazione del regime di Erdogan, Bruxelles è riuscita a calpestare quei principi umanitari scritti nei vari trattati internazionali, che aveva finora rispettato con giusto vanto. Angela Merkel e la Commissione hanno infatti firmato un’intesa con un Governo turco che non rispetta la libertà di stampa e tanto meno i diritti umani, ma hanno “inventato” un meccanismo che nega ai veri profughi il diritto all’asilo. Infatti siriani, iracheni, afghani ed altri verranno presi e rispediti in Turchia con un disbrigo rapidissimo delle loro pratiche in barba alle convenzioni internazionali. Per far sì che la Turchia riprenda coloro che sono riusciti a giungere in Grecia, l’Unione Europea darà complessivamente 6 miliardi di euro ad Ankara e soprattutto permetterà alla Turchia di aderire al trattato di Schengen già la prossima estate. Ciò vuol dire che oltre 80 milioni di turchi potranno muoversi liberamente in Europa e potranno venire anche in Svizzera, poiché anche il nostro Paese partecipa a Schengen. Ciò pone problemi enormi: per il mercato del lavoro, poiché molti verranno per cercare un’occupazione, e per motivi di sicurezza, poiché in Turchia è in corso una guerra civile con i curdi e soprattutto perché la Turchia è il retroterra militare e logistico dello Stato islamico, oltre che il Paese che ha sostenuto anche militarmente i tagliagole dell’ISIS. Dunque si dice di voler combattere il terrorismo, ma si eliminano i visti per i turchi che vogliono venire in Europa aprendo le porte ai terroristi.

Si tratta di un’altra dimostrazione dello stato confusionale in cui versa l’Europa. Una simile Unione Europea non è in grado di gestire la crisi economica, non è capace di trovare una politica comune sui migranti ed è ancor meno in grado di combattere il terrorismo. I mercati finanziari hanno ragione, nulla cambierà. E nulla cambierà nemmeno in occasione del prossimo attentato, poiché purtroppo tutti sanno che la strage di Bruxelles non sarà l’ultima.

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