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Si prospetta una stagnazione secolare
Redazione
13 anni fa
E' la previsione dell'ex segretario al Tesoro statunitense Lawrence Summers, secondo cui l'uscita dalla crisi è molto lontana

Siamo all’inizio di una stagnazione economica secolare simile a quella in cui si trascina da più di due decenni il Giappone? La domanda è stata recentemente lanciata dall’ex segretario al Tesoro americano Lawrence Summers, il quale teme che per parecchi decenni l’economia mondiale possa registrare tassi di crescita molto modesti e sicuramente insufficienti per migliorare la situazione del mercato del lavoro. Questo timore è legittimo, poiché sono ormai trascorsi più di cinque anni dalla crisi finanziaria dell’autunno del 2008 e nessuna economia industrializzata ha imboccato la strada di una ripresa sana e duratura nonostante le eccezionali misure adottate dalle autorità monetarie. L’economia si trascina con tassi di crescita modesti anche in Paesi, come gli Stati Uniti, che molti indicano come la potenziale locomotiva in grado di fare uscire il mondo dalla crisi. Infatti nel terzo trimestre di quest’anno l’economia americana era solo del 5,5% più grande di quanto lo fosse cinque anni fa prima del fallimento della Lehman Brothers. L’andamento economico di altri Paesi è addirittura peggiore: ad esempio, l’Italia continua ad avere un’economia del 9% più piccola rispetto ai massimi pre-crisi. Ma anche nel caso degli Stati Uniti i risultati di questi cinque anni sono assolutamente insoddisfacenti e soprattutto nettamente inferiori al tasso di crescita potenziale dell’economia americana, che si stima superiore al 2% annuo.

L’ex segretario al Tesoro dell’amministrazione Clinton, colpevole responsabile della deregolamentazione finanziaria, trae spunto nella sua analisi dalle similitudini tra la situazione economica precedente la crisi del Giappone, scoppiata agli inizi degli anni Novanta, e dei Paesi occidentali prima dell’autunno 2008. La prima similitudine è che sia il Giappone sia gli Stati Uniti hanno registrato negli anni pre-crisi a un notevole aumento dell’indebitamento delle famiglie e del settore finanziario e alla formazione di bolle speculative, soprattutto nel mercato immobiliare, senza che manifestassero chiari sintomi di questi eccessi, come un aumento dell’inflazione o un tasso di crescita dell’economia superiore alla media. Anche per questi motivi – nota Lawrence Summers – in quegli anni il costo del denaro rimase molto basso; soprattutto troppo basso rispetto al tasso di crescita dell’economia mondiale. Quindi, sostiene Summers, gli eccessi finanziari all’origine della crisi hanno indotto le autorità, gli economisti e i politici a sottovalutare le debolezze economiche strutturali che ne erano la vera causa. E’ chiaro che in questo modo Summers vuole difendere se stesso e arrivare alla conclusione che la sua deregolamentazione non è stata una delle cause della crisi, ma è anche vero che l’ex segretario al Tesoro punta il dito su un fatto incontestabile, ossia un eccesso di risparmio. In altri termini, un risparmio nettamente superiore all’ammontare degli investimenti produttivi. Questo squilibrio viene ascritto alla Cina e ai Paesi con grandi avanzi delle bilance dei pagamenti che non sono stati usati per finanziare investimenti produttivi, ma il crescente indebitamento delle famiglie americane e del suo sistema finanziario. Insomma, per Summers nonostante i tassi di interesse relativamente bassi, l’economia mondiale ha continuato a generare un risparmio maggiore della voglia di investire delle aziende. Quindi per sostenere la domanda finale si sono spinte le famiglie ad indebitarsi sempre più fino al crollo del mercato dei mutui subprime.

Per Summers la causa della crisi sono gli avanzi delle bilance dei pagamenti di Germania e Cina e non invece la vera causa di questo declino della domanda finale, ossia la forte crescita delle diseguaglianze, che hanno fatto sì che coloro che volevano spendere non avevano i soldi per spendere (e quindi per incrementare la domanda finale), mentre coloro che erano già ricchi hanno visto esplodere i loro redditi, ma – come dice la teoria economica – non hanno usati questi mezzi supplementari per spendere e nemmeno per effettuare investimenti produttivi. Hanno invece investito nei mercati finanziari.

Come uscire dalla crisi ed evitare decenni di stagnazione economica? Secondo Summers, bisogna varare grandi piani di investimenti pubblici. E’ quanto ha fatto il Giappone in questi ultimi anni senza ottenere grandi risultati. A mio parere, per uscire dalla crisi occorre imboccare altre vie, che oggi vengono sicuramente bollate come folli e sbagliate. Occorre operare per redistribuire i redditi e bisogna attuare una vera e profonda riforma del sistema finanziario. Questi due obiettivi possono essere perseguiti con successo solo attraverso l’introduzione dei controlli sui movimenti dei capitali. Sono parole che oggi suonano come bestemmie, ma che man mano si affermeranno se vogliamo uscire da questa crisi e soprattutto se vogliamo evitare quei decenni di crescente sofferenza economica, che prevede Lawrence Summers e a cui ci vogliono condannare i poteri forti che comandano il mondo. Come si capisce si tratta di una svolta politica, di cui non si vedono ancora nemmeno i germogli.

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