Cerca e trova immobili
Magazine
Si moltiplicano richieste ammissione rifugiati afghani
Redazione
5 anni fa

La Svizzera deve accogliere le persone in fuga dall’Afghanistan. È quanto chiedono numerosi appelli da parte di organizzazioni e partiti che invitano la Confederazione a tendere la mano alla popolazione afghana minacciata dall’avanzata e dalla presa del potere dei talebani. Lo scorso mercoledì la segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha annunciato la sospensione, fino a nuovo avviso, dei rimpatri verso l’Afghanistan “a causa della situazione venutasi a creare nel paese”. Secondo alcune organizzazioni, il Partito socialista (PS) e i Verdi, tuttavia, l’aiuto della Confederazione nei confronti degli afghani in pericolo deve andare ben oltre.

Le varie organizzazioni auspicano anche agevolazioni nei ricongiungimenti familiari e che Berna faciliti la concessione di visti umanitari ai familiari di afghani che hanno ottenuto l’asilo o l’ammissione temporanea in Svizzera, oppure che permetta a persone particolarmente vulnerabili di entrare in Svizzera attraverso il programma di reinsediamento.

PS e Verdi auspicano aiuto immediato
Tutte le persone provenienti dall’Afghanistan in Svizzera hanno bisogno immediatamente di uno statuto di protezione, scrive in un comunicato odierno il PS, aggiungendo che la Confederazione deve aiutare le famiglie di queste e di altre persone la cui vita è in pericolo, senza alcuna formalità amministrativa. I socialisti auspicano pure che la Svizzera accolga una quota internazionale di persone rifugiate, che sostenga i Paesi vicini all’Afghanistan e che si offra come mediatrice per portare il nuovo governo afghano al tavolo dei negoziati. “La Svizzera stessa deve accogliere 10’000 persone vulnerabili, soprattutto donne e ragazze provenienti dall’Afghanistan”, chiede la consigliera agli Stati Marina Carobbio-Guscetti (PS/TI), citata nella nota. Simili richieste sono giunte anche dai Verdi, i quali, dal canto loro, chiedono anche il ricongiungimento familiare per gli afghani in Svizzera attraverso visti umanitari. A loro avviso, inoltre, a tutti i rifugiati dovrebbe essere concesso lo statuto di protezione, indipendentemente dallo stato della loro domanda di asilo.

Ammissione provvisoria
La sospensione dei rimpatri è una misura a breve termine, ma la situazione in Afghanistan non è destinata a migliorare rapidamente, scrive oggi la Coalizione dei giuristi indipendenti per il diritto di asilo (”Coalition des juristes indépendant-e-s pour le droit d’asile”, “Bündnis unabhängiger Rechtsarbeit im Asylbereich”) in una lettera indirizzata al Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), alla SEM e al Parlamento. A suo avviso, l’ammissione provvisoria dovrebbe essere concessa agli afghani che sono qui, indipendentemente dal fatto che ci sia o meno una procedura d’asilo in corso. Già lo scorso venerdì l’Organizzazione svizzera aiuto ai rifugiati (OSAR) e Amnesty International (AI) avevano applaudito la decisione della Confederazione di sospendere i rimpatri in Afghanistan fino a nuovo ordine. Chiedono tuttavia che ai cittadini afghani con domande d’asilo respinte sia concessa l’ammissione temporanea. Nel corso della giornata odierna, pure Solidarietà senza frontiere e altre organizzazioni di aiuto ai rifugiati hanno chiesto alla Confederazione di attivarsi.

Sospesi i rimpatri
Attualmente ci sono circa 2’800 richiedenti asilo afghani nella Confederazione e in 130 casi si è nella fase di esecuzione dell’allontanamento, ha spiegato venerdì in conferenza stampa il direttore della SEM Mario Gattiker. Essi, ha sottolineato, sono sospesi da mercoledì 11 agosto, mentre le domande di asilo continueranno ad essere elaborate. I preparativi per il rimpatrio verranno portati avanti solo nel caso di persone che hanno commesso reati gravi, ma si concretizzeranno non appena saranno nuovamente possibili, ha precisato il direttore della SEM. L’Afghanistan aveva già chiesto a inizio luglio alla Svizzera di interrompere per tre mesi i rimpatri di richiedenti asilo respinti, a causa dell’avanzamento dei talebani e della pandemia di coronavirus. Una sospensione chiesta anche da organizzazioni umanitarie.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata