Cerca e trova immobili
Magazine
Si addensano le nubi sull’euro
Redazione
12 anni fa
Grecia, Francia ed Italia sono gli anelli deboli che potrebbero innescare un’altra crisi della moneta unica europea

Tre settimane or sono scrivevamo che a Wall Street circolavano voci di una fine d’anno calda per l’Unione monetaria europea. Questa previsione sembrava irrealistica, poiché i mercati finanziari erano calmi e i tassi di interesse dei Paesi europei in difficoltà continuavano ad essere molto bassi anche per l’aspettativa del prossimo Quantitative Easing della Banca centrale europea, sembrava sventata la miccia rappresentata dai conti pubblici di Francia e Italia dopo la decisione di Bruxelles di dare a Parigi e a Roma tempo fino a marzo per verificare la loro compatibilità con il Patto di stabilità e anche perché non sembrava imminente l’eventualità di una crisi politica in Grecia. Nel giro di pochi giorni la situazione è radicalmente cambiata e i mercati finanziari “drogati” dal denaro facile e a costo zero devono cominciare a prenderne atto. I motivi di questo cambiamento sono conosciuti.

La Grecia ha anticipato la data delle votazioni del Parlamento per la scelta del Presidente della Repubblica. Se alla terza votazione i deputati greci non riusciranno ad eleggere un nuovo Presidente saranno indette elezioni anticipate che potrebbero essere vinte da Syriza, che si propone di rimettere in discussione le politiche di austerità imposte dalla troika, formata da Unione Europea, Banca centrale europea e Fondo Monetario Internazionale. Questo partito si propone di abrogare i tagli a stipendi e spesa pubblica e chiede che metà del debito greco venga trasferito al Fondo salva Stati europeo per cinquanta anni. Insomma, il Paese ellenico, che è già stato il detonatore della prima crisi dell’euro tre anni fa e che finora ha ricevuto circa 170 miliardi di euro di prestiti internazionale, rischia di provocarne una seconda. Questo pericolo ha già spinto al rialzo i rendimenti delle obbligazioni greche.

La Francia e l’Italia hanno presentato a Bruxelles conti pubblici per l’anno prossimo che non sono assolutamente in linea con le prescrizioni del Patto di stabilità. La Commissione europea si è data tempo fino al prossimo mese di marzo prima di fare una valutazione e soprattutto prima di avviare una procedura di infrazione delle regole comunitarie. Una simile decisione contro il Governo francese avrebbe gravi conseguenze politiche difficilmente prevedibili. D’altro canto, accettare i conti francesi vorrebbe dire solo affossare il Patto di stabilità, ma dichiarare che la zona euro è priva di qualsiasi politica economica comune. Una prospettiva del genere appare inaccettabile soprattutto per la Germania.

Nel frattempo la credibilità del Governo italiano è stata incrinata da tre successive “sberle”: il declassamento del debito pubblico italiano dalla società di rating Standard & Poor’s, la richiesta dell’Eurogruppo di trovare circa 6,4 miliardi di euro per correggere il deficit strutturale dei conti pubblici e lo scandalo romano, cui si deve aggiungere il prossimo sciopero generale indetto dai sindacati e il crescere delle tensioni sociali. Inoltre, la luna di miele con le altri capitali europee sembra essere giunta al termine, come conferma il richiamo del cancelliere tedesco Angela Merkel a rispettare gli impegni europei, come pure quello con l’opinione pubblica italiana, come ha messo in luce l’alto tasso di astensione alle recenti elezioni regionali in Emilia Romagna. Ci si può chiedere: cosa sta succedendo in Italia? Si tratta di accadimenti puramente casuali oppure vi è un disegno politico, dato che il Parlamento sarà presto chiamato ad eleggere il successore di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica? Non si può escludere che questi avvenimenti, e soprattutto lo scoppio dello scandalo romano, abbiano l’obiettivo di ridimensionare lo stesso Matteo Renzi e la sua alleanza con Silvio Berlusconi in modo da evitare che al Quirinale vada un loro pupazzetto. Matteo Renzi, che promette tanto ma che mantiene poco, non è una garanzia sufficiente per le capitali europee, per Washington e per i mercati finanziari. Quindi al Quirinale occorre una personalità che dia le certezze che ha dato finora Napolitano, come Mario Draghi. Il “timing” dello scandalo romano avvalora questa ipotesi.

Ritornando all’Unione monetaria europea, sembra realistica la previsione di una fine d’anno turbolenta. Si tratta di capire se questa crisi sarà una crisi funzionale a superare gli ostacoli al programma di acquisto di titoli pubblici da parte della Banca centrale europea, invocato dai mercati finanziari, oppure se sarà l’avvio di una nuova crisi della moneta unica europea.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata