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Sempre più vicina la fine dell'euro
Redazione
14 anni fa
Il probabile intervento della Baca centrale europea servirà solo a guadagnare un po' di tempo

Siamo prossimi al dunque per il futuro dell’euro. La spaccatura dell’euro e la prospettiva di un euro a due velocità stanno diventando sempre più uno sbocco ineluttabile. Il campo di battaglia è situato ora in Spagna e in Italia, due Paesi che per la loro dimensione economica non potrebbero essere sostenuti dall’Unione Europea. I rendimenti dei titoli di Stato spagnoli hanno superato il 7% e quelli italiani il 6,5%. Si tratta di tassi di interesse proibitivi e soprattutto assolutamente incompatibili con gli obiettivi di risanamento dei conti pubblici di questi Paesi. Di fronte al precipitare della crisi, si sono levate numerose voci sia in Spagna sia in Italia che invocano l’intervento della Banca centrale europea. Si chiede in pratica che l’istituto di Francoforte si metta ad acquistare in modo illimitato i titoli pubblici spagnoli ed italiani in modo da favorire una discesa dei tassi ed evitare che il loro accesso al mercato venga precluso. Questi appelli non tengono conto di numerosi problemi, ma soprattutto del fatto che soprattutto Madrid, ma anche Roma non hanno solo un problema di liquidità, ma anche di solvibilità. In altre parole, l’intervento della Bce non dovrebbe essere tanto quello di calmare i mercati e di far scendere a livelli ragionevoli i tassi di interesse italiani e spagnoli, ma quello di sostituirsi ad investitori che non vogliono più sottoscrivere questi titoli. Ciò vuol dire che la Banca centrale europea direttamente oppure indirettamente (attraverso ad esempio il Fondo Salva-Stati oppure il sistema bancario) diventerebbe il finanziatore principale (se non l’unico finanziatore) dei debiti pubblici di questi Paesi. Non si tratta di un fatto nuovo. Già alla fine dell’anno scorso la Bce aveva acquistato direttamente sul mercato oltre 200 miliardi di euro di titoli dei Paesi in difficoltà. All’inizio di quest’anno aveva poi iniettato nel sistema bancario europeo oltre 1'000 miliardi di euro che sono stati usati soprattutto nei Paesi mediterranei per poi acquistare le obbligazioni dei loro Paesi. Pure, in seguito, seppure non sia stato ufficialmente proclamato gli interventi della Bce sono proseguiti soprattutto attraverso cospicui finanziamenti delle banche italiane e spagnole. Il risultato è un’esplosione del bilancio della Bce che sta diventando il principale detentore di titoli statali dei Paesi in difficoltà o di obbligazioni in cui sono stati cartolarizzati mutui ipotecari ed altri crediti delle banche. Il cambiamento della natura degli interventi della Bce (da straordinari ad ordinari) sicuramente rappresenta una violazione dei suoi statuti che provoca la forte opposizione dei Paesi forti e soprattutto della tedesca Bundesbank. Nonostante queste considerazioni, è molto probabile che la Banca centrale ridiscenda in campo per cercare la tensione dei mercati. Questo intervento sarà comunque un palliativo destinato solo a far guadagnare un po’ di tempo. La questione vera è che la Spagna e ben presto anche l’Italia non hanno più soldi. Il Governo spagnolo lo ha gia espressamente ammesso. Il Governo italiano cerca ancora di oscurare questa realtà. Quindi questi Paesi dovranno ben presto chiedere di essere salvati. Ma per il salvataggio di questi due Paesi non vi sono sufficienti fondi a disposizione. Infatti il Fondo Salva-Stati ha ancora in cassa poco meno di 100 miliardi di euro, mentre il Meccanismo di stabilità europeo (ESM) non ha ancora visto la luce e per poter nascere attende la sentenza della Corte Costituzionale tedesca attesa per metà settembre. Dunque cosa succederä? Nel breve periodo, ossia nelle prossime settimane, sono molto probabili nuovi interventi di emergenza della Bce, ma è pure inevitabile che si apra la discussione sul futuro dell’euro. Questa discussione è già da tempo in corso in sedi riservate e discrete. Ora è probabile che diventi pubblica. L’euro nell’attuale forma non è più salvabile. I costi di un suo eventuale salvataggio diventano sempre più proibitivi, come ha giustamente rilevato l’agenzia di rating Moody’s che proprio q

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