
Sembra un caso da manuale quanto sta succedendo tra Russia e Occidente. La pressione cresce e sempre più i mass media presentano la Russia come il Paese che merita dure punizioni. Il tutto inizia con il presunto avvelenamento della ex spia russa Skripal, prosegue ora anche con la copertura di Mosca dell’attacco chimico in Siria che è stato addebitato al regime Assad. A rafforzare la pressione si espellono diplomatici e si varano sanzioni sempre più dure. E infatti le ultime sanzioni americane stanno avendo pesanti conseguenze sulla borsa di Mosca e sul rublo. In particolare, le sanzioni contro il colosso dell’alluminio Rusal stanno facendo precipitare le sue azioni e stanno creando un fuggi fuggi degli investitori. Ieri il numero uno di Glencore, società di trading con sede nel Canton Zugo, ha comunicato di essersi dimesso dal Consiglio di Amministrazione della società russa. Insomma nel giro di pochi giorni le relazioni già cattive tra la Russia di Putin e l’Occidente diventano pessime. Appare chiaro che l’obiettivo è ricreare un clima di guerra fredda, che sicuramente si avvererebbe se Mosca dovesse reagire militarmente al preannunciato attacco missilistico americano teso a punire Damasco per il presunto uso di armi chimiche.
Come abbiamo già scritto nei precedenti blog, non è stato assolutamente provato che il tentativo di assassinio dell’ex spia Skripal e di sua figlia sia opera di Mosca e nemmeno sono state fornite prove a corroborare la tesi che Assad sia l’autore dell’attacco chimico a Duma. Una considerazione elementare induce a nutrire qualche dubbio: che bisogno aveva Damasco di usare le armi chimiche quando aveva di fatto riconquistato la regione a Nord di Damasco detenuta dai ribelli? Consapevole di una quasi certa reazione militare americana, quale atto stupido per un dittatore, sicuramente sanguinario e senza scrupoli, ma sicuramente in grado di capire i rischi di una tale operazione per di più inutile visto l’andamento dei combattimenti sul terreno? Questi interrogativi sono legittimi e non saremo certamente noi a poter dare una risposta. La risposta verrà data (ma in sordina) dai grandi mass media tra un po’ di tempo, come è avvenuto in molti altri casi simili. La verità è che stiamo assistendo ad una guerra di propaganda, che impedisce di discernere tra verità e falsità.
E’ invece certo che la pressione occidentale contro la Russia di Putin è cresciuta in modo notevole nelle ultime settimane. Ci si può quindi chiedere quali sono le ragioni di questa escalation che sembra mirare al giugulare del presidente russo? In merito è possibile solo formulare delle ipotesi, che potrebbero essere smentite dai fatti nelle prossime settimane.
La spiegazione più probabile è che le relazioni con la Russia di Putin sia divenute il principale terreno di scontro tra quella parte dell’establishment globalista ed atlantista e quelle forze che in modo confuso sia negli Stati Uniti sia in Europa si oppongono alle derive della globalizzazione. Non a caso il Russiagate scoppia proprio per mettere in dubbio la legittimità della vittoria di Donald Trump. E l’escalation di questi giorni è probabilmente frutto dell’intenzione del presidente americano di incontrare Putin. Questa intenzione è stata ribadita da Trump dopo il caso dell’avvelenamento dell’ex spia russa Skripal. Anche l’attacco chimico in Siria è probabilmente un’altra manifestazione di questa battaglia. Esso rinfocola lo scontro con la Russia e soprattutto rimette in discussione il proposito di Trump, proclamato pubblicamente, di ritirare le forze militari americane dalla Siria.
Se questa ipotesi dovesse avvicinarsi in qualche modo alla realtà, vorrebbe dire che oggi è in corso una battaglia senza esclusione di colpi negli ambienti che condizionano le sorti del mondo e che la battaglia sarà presto destinata ad investire l’Europa. Infatti anche l’Europa è divisa sulla politica da seguire nei confronti della Russia. Ad esempio, il governo austriaco si è rifiutato di espellere i diplomatici russi come ritorsione per l’affare Skripal e molte voci critiche si sono levate nel Vecchio continente contro questa continue sanzioni contro Mosca. Insomma, le relazioni con la Russia sono destinate a diventare terreno di scontro politico.
Vi è da sperare che le tensioni tra Mosca e Occidente non degenerino, come purtroppo sembra oggi possibile.
Alfonso Tuor
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