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Segreto bancario: quo vadis?
Redazione
14 anni fa
Nuove grane con gli Stati Uniti. Improbabile la ratifica dell'accordo raggiunto con il Governo tedesco

Si fa più complicata la posizione della Svizzera nel contenzioso fiscale con gli Stati Uniti, mentre non sembra allentarsi l’opposizione dei socialdemocratici e dei verdi tedeschi (che detengono la maggioranza al Bundesrat) all’accordo raggiunto sul cosiddetto modello Rubik. Se ciò ancora non bastasse, il Consiglio Nazionale ha detto sì al principio di domande raggruppate sulle questioni fiscali. Procediamo con ordine. Washington chiede di poter disporre dei dati bancari del passato, antecedenti la firma del nuovo accordo di doppia imposizione tra Svizzera e Stati Uniti, avvenuta nel 2009 e non ancora ratificata dal Congresso americano.Per consentire la consegna di queste informazioni, Eveline Widmer-Schlumpf dovrebbe ricorrere al diritto di eccezione, sospendendo retroattivamente il segreto bancario. Dunque, aderendo alle richieste statunitensi, la ministra delle finanze violerebbe la promessa, fatta dal Consiglio federale al termine della vertenza tra UBS e Stati Uniti, di non fornire più informazioni bancarie in mancanza delle necessarie basi giuridiche. Ma Washington non molla e quindi rischia di prefigurarsi un nuovo grave conflitto destinato di nuovo a spaccare la Svizzera e fare strame della nostra legislazione. E’ infatti difficile immaginare che la Svizzera riesca ad opporsi alle pressioni di Washington. Anche le prospettive di una ratifica dell’accordo raggiunto dalla Svizzera con la Germania sembrano sempre più incerte. Secondo l’ex cancelliere Gerhard Schroeder, sono nulle le probabilità che l’accordo venga ratificato dal Parlamento tedesco prima delle elezioni che si terranno nell’autunno del prossimo anno. L’ex cancelliere socialdemocratico ritiene che l’accordo non sia abbastanza incisivo e si chiede come mai la Svizzera non sia disposta a concedere alla Germania quanto ha già concesso agli Stati Uniti. Per Schroeder si tratta di un criterio non corretto. Il no tedesco al modello Rubik non inficia gli accordi già raggiunti con Gran Bretagna ed Austria e nemmeno le trattative avviate con l’Italia, ma rappresenta sicuramente un ostacolo di non poco conto all’estensione di questo modello all’insieme dei Paesi europei. Come noto, il modello Rubik prevede il pagamento di un’imposta liberatoria che sani le posizioni del passato. Inoltre prevede la salvaguardia dell’anonimato del cliente, il quale però pagherà le imposte al suo Paese di origine che verranno prelevate dalle banche svizzere. Vi è poi la questione delle domande raggruppate, che assomigliano alle “fishing expedition” che il nostro Paese ha sempre sostenuto che non avrebbe mai accettato. Eppure, così non è anche perché l’accordo con la Germania e con gli altri Paesi contempla la possibilità di domande multiple per permettere agli altri Paesi di verificare il rispetto degli accordi. Tutto ciò ci porta alla domanda di fondo: quale strategia sta seguendo il Consiglio federale, che appare sostenuto dall’Associazione svizzera dei banchieri? Dove si vuole arrivare? E soprattutto cosa resterà del segreto bancario? Si ha la netta impressione che a piccoli passi, con diversi provvedimenti, si stia di fatto giungendo al suo smantellamento, anche se pubblicamente tutto ciò viene negato. E’ vero che la Svizzera è un Paese piccolo ed è pure vero che su questa questione appare isolato a livello internazionale, ma un po’ di chiarezza e soprattutto una politica coerente è il minimo che si può chiedere al Consiglio federale.

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