
Una mostra a Castelgrande per festeggiare i suoi 80 anni. Che effetto le fa? “Sono onorato che Bellinzona abbia organizzato una retrospettiva per festeggiare i miei 80 anni. Rudy Chiappini, l’organizzatore della mostra, ha ideato un percorso davvero affascinante che permette al visitatore di muoversi lungo trent’anni della mia produzione. Fa un certo effetto vedere oltre sessanta sculture, alcune monumentali, altre più piccole collocate in uno scenario così suggestivo come la corte principale del Castello”. Ci sono i cavalli, i tori, i guerrieri? Insomma tutte le figure che hanno contraddistinto il suo lavoro… "Certo, ma anche gli Astat, gli acrobati, i saltimbanchi, i clown e gli arlecchini. E poi l'arte sacra con una Via Crucis e un grande bronzo di oltre sei metri, intitolato “Il miracolo”, che ho realizzato appositamente per questa esposizione". E che altro? "Per l’occasione ho riesposto due omaggi che ho realizzato negli anni scorsi. Il primo omaggio è a Ferdinand Hodler. Tra il 1915 e 1918 il pittore svizzero realizzò dei bozzetti per un affresco sulla battaglia di Murten che avrebbe dovuto essere eseguito a Palazzo Federale e che non fu mai realizzato. Da questi bozzetti (custoditi alla biblioteca nazionale Svizzera di Berna) io ho preso l’ispirazione realizzando una quindicina di grandi dipinti unitamente a una decina di sculture di medie dimensioni visibili all'interno del Museo di Castelgrande. Altro artista che ha ispirato il mio lavoro è Paolo Uccello l’inventore della prospettiva vissuto a Firenze dal 1397al 1475. Fece le “3 battaglie di San Romano”. Per omaggiare queste tre grandi opere e il suo esecutore ho giocato con la prospettiva creando delle sculture su questo tema". A proposito di pittura, perché negli anni l’ha abbandonata in favore della sola scultura? "Per necessità. Per il bisogno di plasmare nelle mie mani la materia. In oltre nel mio processo creativo ancora la pittura ha un suo ruolo. L’idea trova forma nel disegno prima che mi metta a costruire la statua in tre dimensioni". Parliamo di scultura allora. Che scultore si definirebbe? "Sono rimasto figurativo per dare una definizione classica, ma tendo all’espressionismo che rasenta l’astratto. La mia evoluzione artistica, come scultore, è incominciata con il ferro. E’ in quel periodo che ho elaborato quel mio particolare modo di rappresentarmi, le parti lisce e le parti ruvide intendo. Inizialmente era un processo naturale poi quando ho capito che questa era la mia firma d’artista ho incominciato una ricerca finalizzata a sublimare la forma mantendo le parti lisce e quelle ruvide che tanto mi contraddistinguono". Quali sono le tappe che hanno segnato il suo percorso artistico? "Le mie radici sono in Ticino, e per questo la mia formazione artistica è di ispirazione italiana. Ho esposto a New York, a Firenze, a San Pietroburgo. Nel museo delle olimpiadi a Losanna ci sono miei lavori, come in molte piazze cittadine, ma la prima mostra importate l’ho fatta in Messico. Quel paese mi ha adottato, per anni ci ho vissuto e forse tutto ha avuto inizio là". Ricorda una mostra che ha particolarmente ispirato la sua arte? "Certo, una mostra che ha colpito ed influenzato molti artisti. Era il 1956 e a Milano esposero una personale di Pablo Picasso. Rimasi davvero colpito dal quel suo modo di esprimersi e sono sicuro che la sua arte in qualche modo ha ispirato la mia. Sa, nell’arte, a volte, ci sono innamoramenti istintivi e in quella mostra, a me, credo che sia successo proprio questo". Che dire ad un giovane artista emergente? Un consiglio, un suggerimento.. "Che per arrivare ad una soddisfazione personale dovrà sempre alimentare la passione e anche una certa devozione alla propria arte. Fare l’artista è un lavoro duro, si part
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

