
Il punto G, zona erogena femminile ipotizzata dal Dr. Gräfenberg da cui prende il nome, non riesce proprio a mettere d'accordo il mondo scientifico accademico. Abbastanza recente l'ipotesi inglese secondo cui tale zona è pura mitologia. Ma, subito a smentirla, ecco giungere uno specialista francese, il Dr. Sylvain Mimoun.Stando allo specialista francese, lo studio eseguito in Inghilterra si sarebbe basato su una serie di presupposti sbagliati. Ed al riguardo dice che vi sono tre false idee inerenti il punto G. Il primo errore è pensare che questo sia situato nello stesso punto in tutte le donne. Il secondo che la sua dimensione sia sempre e comunque pari ad un pezzo da 50 centesimi di euro. Il terzo errore è pensare che provochi sempre e comunque un orgasmo.Ma vediamo cosa pensa il Dr. Mimoun riguardo il punto G. Stando a lui si tratta di una zona esogena particolare che esiste in alcune donne. Una zona creata per necessità, e che dunque non viene ereditata ma si sviluppa solo in caso di bisogno fisiologico, ovvero procurare l'orgasmo. Su questo punto Mimoun ci dice che se una donna è abituata alla pratica della masturbazione, questa avrà maggiori probabilità di scoprire dove è situato questo famoso punto (il quale dovrebbe essere a circa 3 centimetri dall'entrata della vagina.E dunque il ricercatore francese ipotizza che i vari dubbi relativi all'esistenza del punto G siano dovuti in gran parte al fatto che lo stesso, a differenza del (o della) clitoride, non sia facilmente identificabile in quanto la sua identificazione corrisponde ad una sua reazione dovuta ad uno stimolo. Se questo stimolo manca, ecco che il punto G non è identificabile.Probabilmente è questo il motivo che ha spinto i ricercatori inglesi, guidati dal Dr. Andrea Burri e dal Dr. Tim Spector, a decretare che il punto G sia solo una leggenda metropolitana utilizzata da riviste specifiche e dai terapisti del sesso. Proprio al riguardo il Dr. Spector ha affermato che alcune donne non solo sostengono di averlo, il punto G, ma anche che la sua attività dipenda da fattori quali dieta o esercizio fisico. Ma in realtà risulta impossibile trovare le prove tangibili della sua esistenza.Ma è inutile vedere la risposta del medico francese e le conclusioni della ricerca inglese senza minimamente menzionarne lo svolgimento. La ricerca inglese si fonda su un sondaggio realizzato attraverso oltre 900 coppie di gemelle britanniche, monozigote ed eterozigote.Nonostante due gemelli abbiano la medesima condivisione di geni, nello studio risultavano chiare le differenze tra chi sosteneva di possedere il punto G e le sorelle che sostenevano di non averlo.Il Dr. Burri dice questo è lo studio più grande condotto sull'argomento, e che lo stesso dimostra palesemente che l'idea del punto G è del tutto soggettiva. Secondo Burri, dunque, quelle che sostengono di non avere il punto G in realtà non fanno che esternare le loro sensazioni di inadeguatezza o di scarso rendimento sessuale. Infine conclude dicendo che è impossibile sostenere l'esistenza di questa zona erogena se la stessa non è mai stata realmente identificata.Ma il Dr. Mimoun non è l'unico a discordare sulla ricerca inglese. Altro scettico è il Dr. Jannini, dell'Università dell'Aquila, il quale sostiene che non si può affermare che il punto G abbia un'origine genetica e che non sia piuttosto legato ad una differente esposizione agli ormoni in fase fetale. Questo genere di diversità, in fondo, può capitare anche tra gemelli. Inoltre bisogna pensare che il (o la) clitoride è uno degli organi maggiormente sensibili al testosterone.E' inoltre il Dr. Jannini che, in passato, presentò una vera e propria documentazione fotografica atta a sostenere l'esistenza del fantomatico (se non, a questo punto, mitico) punto erogeno.
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