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Satellite "Fermi" scopre la più grande catastrofe dello spazio
Redazione
18 anni fa
La più grande catastrofe della galassia? Avvenne 12 miliardi di anni fa

La più grande catastrofe della galassia? Avvenne 12 miliardi di anni fa.Nessuno strumento umano ha mai fotografato una catastrofe violenta come quella accaduta lustri fa.A testimonianza che effettivamente avvenne, vi è un potente raggio gamma visto e fotografato dal satellite italiano "Fermi" (nella foto), in dotazione alla Nasa.La sensazionale scoperta è avvenuta da poco in quanto il raggio avvistato dal satellite ha raggiunto il nostro sistema solare, partendo dal suo luogo d'origine, solo ora, percorrendo una distanza di 12 miliardi di anni luce.La scoperta è stata pubblicata sulla rivista americana "Science".La prima testimonianza del raggio gamma avvenne lo scorso 16 settembre tramite un lampo, successivamente battezzato GBR 080916C; la scoperta vera e propria venne definita a distanza di sole due settimane. La notizia, come spiega Patrizia Caraveo responsabile dell'esperimento per l'Inaf (Istituto italiano di astrofisica), è stata resa nota dopo diversi mesi perché a studiare l'accaduto vi erano oltre 200 astrofisici.Ed il famoso lampo è il protagonista degli studi; Ronaldo Bellazzini, responsabile dell'esperimento per l'Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare), spiega che il lampo è durato non più di due minuti e che in quel lasso di tempo è stato più luminoso ed intenso di qualsiasi altra sorgente conosciuta, banda di raggi gamma compresa. La sorgente del lampo sarebbe un getto di materia altamente ionizzato che avrebbe vagato per il cosmo ad una velocità molto vicina a quella della luce. Due sono gli strumenti utilizzati al fine di registrare la catastrofe: il GMB (Gamma Ray Burst Monitor, americano) e il LAT (Large Area Telescope, italiano); il primo ha registrato i fotoni di radiazione X, il secondo ha registrato i fotoni di radiazione gamma.La Dr.ssa Caraveo tiene a precisare che, purtroppo, tra la registrazione dei due dati c'è un ritardo di 5 secondi che, ai fini di stabilire la morte di una stella, è un lasso di tempo alquanto significativo.Si, perché fautore della catastrofe è stato proprio il collasso di un astro (vedi gallery) che, pensate, misurava un diametro cinque volte maggiore quello del sole.E' quindi il collasso della stella che ha sprigionato quell'energia così intensa mentre, al posto dell'astro stesso, prendeva forma un buco nero (vedi gallery).Adesso gli astrofisici sono impegnati nel cercare di decifrare in dettaglio il significato di quei cinque secondi di scarto; nel momento in cui riusciranno nell'impresa, la storia della vita degli astri conquisterà un nuovo capitolo.Intanto i telescopi a terra sono in incessante attività con lo scopo di cogliere nella radiazione luminosa ulteriori elementi che potrebbero rivelarsi importanti ai fini della ricerca.Un po' di storia: nella seconda metà degli anni Sessanta i satelliti militari americani Vela, mandati in orbita con lo scopo di tenere sotto controllo eventuali esplosioni atomiche da parte dei sovietici, scoprirono per puro caso i lampi gamma.L'esercito li tenne nascosti fino al 1973, da quell'anno partirono le ricerche atte a spiegarne l'origine.Le ricerche erano però lontane dall'essere facili per via dell'intensità dei raggi stessi: nel cielo non vi sono fenomeni più violenti, in pochi secondi, questi raggi, possono emettere la stessa quantità di energia sprigionata dal sole nell'arco della sua intera esistenza.Il primo indizio realmente importante atto a spiegare il fenomeno venne fornito dal satellite italiano BeppoSax a metà anni Novanta.Oggi, grazie alla collaborazione tra Stati Uniti d'America e Italia, le ricerche continuano.

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