Cerca e trova immobili
Magazine
Sanremo, è l'ora dei Conti
Redazione
12 anni fa
Riccardo Pellegrini, inviato di Radio3iii, racconta il Festival. "Bilancio positivo, anche perchè la gente ha voglia di evadere. Nek vincitore morale."

È appena finito il festival dei record: tutti hanno visto il Festival di Sanremo, anche chi dice di no, tutti ne hanno parlato. Sul palco ha trionfato Il Volo (in foto), verdetto probabilmente scontato già in partenza, ma il vero vincitore è senza dubbio Carlo Conti.

Ce lo conferma Riccardo Pellegrini, che per il 18esimo anno consecutivo ha seguito la kermesse sanremese per Radio3iii. "È il migliore fra quelli a cui ho assistito, era dai tempi di Pippo Baudo che non si viveva un'edizione del genere. Si vede che Conti ha fatto radio, è stata la sua marcia in più, anche a detta dei cantanti. Non ha mai accentrato l'attenzione su di sè ma ha lasciato spazio alla musica e ai big. Ho trovato molto azzeccata anche la scelta di far iniziare i giovani, finalmente è stato dato spazio anche a loro e hanno scaldato la gara. Nell'ultima serata ci sono stato un po'troppi ospiti, ma essendo la finale in fondo ci stava, mentre erano anni che non vedevo partire subito la gara. Ha dato un taglio veloce e dinamico". L'ambiente, in generale, era diverso. "È stato vissuto tutto in modo molto sereno, i cantanti erano spesso in giro per la città e disponibili con la gente altro aspetto voluto fortemente dal conduttore. Sanremo era popolata, grazie anche alle belle giornate."

Secondo lui, la scelta dei cantanti e degli ospiti ha accontentato tutti. "Mettere Al Bano e Romina la prima sera è stata una buona idea. Si sapeva che avrebbero fatto ascolti, per cui è stato intelligente non attendere l'ultima sera. Gli altri, anche quelli internazionali, erano gente che si fa sentire nelle radio, conosciute dai giovani fra i 18 e i 25 anni. A mio avviso, però, si potevano evitare i siparietti con i comici." Ha fatto discutere solo la presenza di Conchita Wurst, relegato attorno a mezzanotte. "L'impressione è che è stata una scelta "imposta". Luxuria si è arrabbiata perchè Conti l'ha chiamata col suo nome da uomo, lo stesso Conti più volte punzecchiato in merito si è difeso dicendo che ha vinto l'Eurovision, che è partner del festival, e dunque chiunque avesse vinto sarebbe stato chiamato, ma in realtà è la prima volta che succede."

Sono state scelte due veline, oltre all'attrice Rocio Munoz Morales, atipiche: Emma e Arisa, due cantanti che invece di gareggiare si sono prestate al ruolo di spalla di Conti. "Ci può stare di scegliere due persone del mestiere" ha detto Pellegrini, "ma in quel modo e con quei vestiti hanno perso naturalezza. Arisa ha giocato la carta della svampita, Emma era evidente che voleva condurre. Potevano cantare di più? Probabilmente non è stato fatto, ancora una volta, per non togliere spazio alla gara."

Le canzoni, in fondo, erano e dovevano essere le vere protagoniste. "Il Volo ha vinto di potenza, il pezzo rappresentava una vecchia concenzione del "bel canto" che ha sempre avuto protagonisti italiani, da Del Monaco a Claudio Villa. Nella Penisola al momento non è molto commerciale, difficilmente si sentirà molto. Nek invece è l'altra faccia della medaglia: il vecchietto, un po'come Marco Masini e Raf, che torna in gara. Lo ha fatto stupendo tutti, con il pezzo forse più innovativo, in linea con ciò che va oggi, e infatti le radio lo stanno premiando. È lui il vincitore morale." Riguardo agli altri, "Raf ha sbagliato il brano, mentre Masini sapeva di avere un pezzo forte, soprattutto nel ritornello." Riccardo si sofferma su un'altra canzone, poco capita. "La storia che sta dietro al pezzo di Mauro Coruzzi e Grazia Di Michele è particolare, era un tema che in fondo si legava all'esibizione di Conchita Wurst. La gente si è fermata al sorriso per la presenza di Platinette, che invece ha sofferto molto in questi giorni, per esempio durante le prove si vedeva che aveva paura. La Di Michele stava scrivendo il pezzo pensando a lui e aveva con sè il foglio con il testo durante un suo concerto in Umbria. Platinette ha fatto un'improvvisata, dato che loro sono amici, arrivando al ristorante, al che lei gli ha mostrato il suo lavoro. Dopo un pianto liberatorio, hanno deciso di inserirlo nell'album e poi di portarlo a Sanremo, ma non è una canzone scritta apposta per il festival." Nelle giovani promesse ha vinto Giovanni Caccamo, un ragazzo che probabilmente, a differenza dei trionfatori di altre edizioni, farà strada. Pellegrini ne è convinto: "Anche lui ha vinto di potenza ma anche di bravura. Non dimentichiamo che è l'autore del brano di Malika Ayane, terza classificata, che ha alle spalle Caterina Caselli e che con lui ha collaborato Franco Battiato, uno che non lavora certo con tutti. Sulla sua vittoria non c'erano grandi dubbi."

Ha fatto invece discutere il verdetto dei big, probabilmente già scritto, e determinato soprattutto dal giudizio del pubblico. Ma nessuno, racconta Pellegrini, ha polemizzato. "Fra i cantanti il sentimento che prevaleva era il grande rispetto per Conti e c'era un ambiente davvero sereno. L'unica polemica, forse, l'hanno fatta proprio i tre ragazzi, dicendo che è il popolo che decide. Secondo me sono un po' troppo pieni di sè."

Il fatto che abbiano colpito più che altro le canzoni leggere, che parlano d'amore, rispetto a quelle più impegnate, denota, sempre secondo Riccardo Pellegrini, quanto "l'Italia, vivendo la crisi, ha voglia di pensare ad altro. Lo si è visto durante questo festival, è come essere in un mondo a parte, che la nazione attende. Anzi, addirittura si può dire che il Governo aspetta questa settimana per certi provvedimenti, dato che la gente è concentrata sul festival!"

PB

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata