
In Italia vi è grande euforia, poiché il Governo di Enrico Letta dovrebbe riuscire a “salvare la pelle” grazie ad una spaccatura del partito di Silvio Berlusconi. Ma questa euforia è giustificata? Veramente il Governo Letta è in grado di raddrizzare l’economia nel quadro delle regole imposte dall’euro? Vi è più di un motivo per dubitarne. L’economia italiana ha perso dallo scoppio della crisi finanziaria nel 2008 l’8,4% del PIL, si è deindustrializzata (la produzione industriale è scesa del 20%) ha visto la disoccupazione esplodere (più del 40% dei giovani è senza lavoro), è diventata meno produttiva e quindi meno competitiva e le aziende devono sopportare un fardello fiscale che le rende ancora meno competitive (per avere un carico fiscale sulle aziende uguale a quello tedesco occorrerebbero 50 miliardi di euro l’anno). Inoltre vi sono riforme strutturali indispensabili, come quella giustizia (soprattutto quella civile) e della macchina amministrativa, di cui tutti parlano, ma che nessuno ha realizzato, poiché si cozzano contro gruppi di interesse che sono sempre riusciti a fare ostruzione. Ma soprattutto il Governo Letta è in grado di dare un po’ di respiro all’economia italiana nel quadro delle regole europee che impongono al Paese in base al Fiscal Compact il pareggio di bilancio e la riduzione del debito pubblico al 60% del PIL nel giro di venti anni. La risposta è semplice: è assolutamente impossibile. Raggiungere questi obiettivi implica un ulteriore impoverimento del Paese e non la ripresa di cui si parla a Roma e che è in realtà una specie di miraggio. Allora quale è lo scopo di questo Governo? E’ svendere gran parte del patrimonio italiano e preparare l’Italia ad essere retrocessa nella Serie B dell’Unione Monetaria Europea. Infatti oramai si moltiplicano gli studi, che ora vengono ospitati anche sui siti delle banche centrali europee, sui meccanismi che si metteranno in atto per spaccare in due l’euro. Come abbiamo sempre scritto, il processo avverrà con l’uscita dei “Paesi virtuosi” dall’Unione monetaria e con l’euro che resterà la moneta dei Paesi deboli. Tra l’euro di Serie A e l’euro di Serie B si stabilirà una fascia di oscillazione per evitare che la svalutazione dell’euro dei deboli sia troppo forte. Insomma l’Italia non ritornerà alla sovranità monetaria, ma sarà ancora agganciata all’Europa e alle regole europee. Quindi beneficerà solo parzialmente dell’effetto di una svalutazione e continuerà a non poter contare su una banca centrale autonoma in grado di garantire il proprio debito pubblico. Insomma, si sta preparando una nuova grande trappola che non permetterà (o renderà molto difficile) il risorgere di un’economia fiorente. L’Italia non ha bisogno di stabilità, ma di un Governo che abbia libertà di manovre (quindi, fuori dai vincoli europei) per riformare il Paese, ridurre le tasse e rilanciare l’economia. Il Governo non ha la libertà per muoversi in questa direzione e nemmeno la volontà politica. La crisi del Paese è quindi destinata a continuare. Mentre in Italia sembra essere stata evitata una crisi politica, essa è in pieno svolgimento negli Stati Uniti. Il Governo ha chiuso i battenti per l’incapacità del Congresso di varare un bilancio pubblico. E’ difficile prevedere l’evoluzione di questa crisi politica. E’ comunque certo che se dovesse durare e se il Congresso non dovesse aumentare nei prossimi giorni il tetto del debito pubblico, la crisi americana potrebbe avere un effetto dirompente sui mercati finanziari e anche sull’economia reale. Appare comunque probabile che nei prossimi giorni democratici e repubblicani raggiungeranno un compromesso che dovrebbe evitare il peggio. Vedremo.
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