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Russia vs il resto del mondo: verso una nuova guerra fredda?
Russia vs il resto del mondo: verso una nuova guerra fredda?
Russia vs il resto del mondo: verso una nuova guerra fredda?
Redazione
8 anni fa
La campagna contro la Russia di Putin sta preparando il terreno alla creazione di una nuova cortina di ferro

C’è un’aria brutta ed allarmante che circola nel mondo. Se si leggono i grandi organi di stampa internazionali e se si ascoltano le dichiarazioni di molte autorità occidentali si dà quasi per scontato che si sta marciando verso un periodo di grandissime tensioni internazionali. La Russia di Vladimir Putin, trionfalmente rieletto domenica scorsa, è l’obiettivo di una nuova campagna russofoba. Ad essa viene spesso affiancata la Cina ritenuta la principale rivale della superpotenza americana. Le spie di questa campagna sono numerose. Cerchiamo di individuarne alcune e di formulare alcune ipotesi su quali siano gli obiettivi.

Vladimir Putin è stato rieletto presidente della Russia con il 76% dei voti. Sicuramente la campagna elettorale non è stata completamente libera, ma la notevole affluenza alle urne e le proporzioni del successo inducono a ritenere che la maggioranza dei russi ritiene che egli è l’uomo che può difendere l’orgoglio russo di fronte ai ripetuti attacchi occidentali. Quindi, un voto di fiducia che la maggior parte della stampa occidentale, rilanciando le critiche dell’OCSE, si è affrettata a screditare mettendo in risalto la mancanza di una vera competizione elettorale e alcuni brogli, che anche stando all’OCSE sono stati poco numerosi e non tali da inficiare i risultati.

Il tutto avviene a pochi giorni dalla campagna lanciata dal governo britannico che accusa Mosca di aver tentato di uccidere con uno speciale gas nervino l’ex spia Sergej Skripal e sua figlia Julia. Non si può escludere che la denuncia di Theresa May sia fondata. E’ però legittimo nutrire seri dubbi. Tutto ricorda l’accusa britannica, secondo cui l’Iraq di Saddam Hussein disponesse di armi di distruzione di massa. Quella denuncia porto’ ad una guerra terribile e fu l’inizio della destabilizzazione dell’intera regione, dalla Libia all’Egitto, dalla Tunisia alla Siria. Eppure nessuno dei responsabili ha dovuto rispondere di un atto di manipolazione dell’opinione pubblica occidentale che ha provocato centinaia di migliaia di morti e che ancora oggi impedisce il ritorno alla pace. Non si puo’ quindi nemmeno escludere che anche il tentativo di assassini dell’ex spia russa possa essere un ennesimo atto di manipolazione. Gli indizi sono numerosi. Le autorità britanniche non hanno consegnato alla Organizzazione per la prevenzione delle armi chimiche (OPAC) un campione della sostanza, come sarebbero tenute a fare in base agli accordi, per un’analisi indipendente. Non ne ha dato uno nemmeno al governo russo, sebbene gli abbia concesso solo un giorno per fornire una spiegazione prima di adottare misure di ritorsione. Invece, in base alle regole dell’OPAC, alla parte accusata dovrebbero essere concessi dieci giorni per rispondere. Dunque, Francia, Germania e Stati Uniti hanno espresso solidarietà con la Gran Bretagna senza conoscere la fondatezza delle accuse di Londra. Tutto sembra che vada bene. Basta continuare a colpire la Russia e minacciarla di nuove sanzioni dopo quelle introdotte dopo l’annessione della Crimea e la guerra in Ucraina. A tutto cio’ si aggiunge il Russiagate, ossia le presunte interferenze russe nelle elezioni presidenziali americane. Finora non ci sono evidenze a conforto delle accuse, ma nel frattempo è emerso che il voto è stato molto probabilmente condizionato da Cambridge Analycta che usando i profili di milioni di americani ottenuti da Facebook ha spinto molti americani a votare per Donald Trump. Quindi, uno scandalo fatto in casa che rimette in discussione il grande potere di queste piattaforme digitali.

Insomma, la Russia è revanscista e aggressiva e bisogna metterla sempre sul banco degli accusati. La realtà non pare tuttavia questa. L’atteggiamento di Mosca trae origine da quanto è successo dopo la fine dell’Unione Sovietica. Il Patto di Varsavia (la NATO comunista) si è sciolta, Mosca ha permesso l’indipendenza di molte repubbliche sovietiche (dall’Estonia fino all’Ucraina e alla Georgia), mentre la Nato, pur essendo il nemico fortemente ridimensionato, non si è sciolta e ha marciato verso Est inglobando nella sua alleanza militare la maggior parte dei Paesi ex comunisti. Quindi appare comprensibile che Mosca ritenga di essere considerata il principale nemico dell’Occidente. Le reazioni, che vengono definite revansciste ed aggressive, dipendono dunque dalla politica occidentale. Il risultato di queste scelte è stato una clamorosa autorete: in pratica, l’Occidente ha gettato la Russia di Putin nelle braccia della Cina, ossia dell’unico Paese importante in grado di fargli da spalla.

Questo risultato (forse chiaramente voluto) crea questo clima di guerra, il cui prossimo appuntamento potrebbe essere l’imposizioni di dazi doganali contro la Cina, che creerebbe le premesse per arrivare ad una nuova guerra fredda. I motivi, su cui ci soffermeremo in un prossimo blog, possono essere riassunti in poche parole: la crisi dell’Occidente che rischia ben presto di aggravarsi per lo scoppio di un nuovo meltdown finanziario determinato dall’insostenibilità del debito privato e pubblico. Ma questa è musica dei prossimi mesi.

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