
Se la Svizzera debba accettare più rifugiati dall’Afghanistan è una questione che il Consiglio federale “valuta di ora in ora”. Lo ha detto oggi a Berna il ministro degli esteri Ignazio Cassis. Il consigliere federale ha poi negato di essere in contatto con i talebani. “Siamo in grado di prendere rapidamente decisioni come l’ammissione dei rifugiati. Ma la Svizzera dipende anche dalla cooperazione di altri Stati e da sola non può fare molto”, ha aggiunto il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) nel corso di un incontro con la stampa a Palazzo federale, avvenuto al termine di una seduta della commissione di politica estera alla quale ha presenziato per informare sull’attuale situazione in Afghanistan.
Per quanto riguarda i collaboratori locali del DFAE, l’obiettivo è di permettere loro di raggiungere la Confederazione. “Stiamo cercando ogni via per trovare una soluzione, ma la situazione è caotica”, ha spiegato il consigliere federale, aggiungendo che l’aeroporto di Kabul, ad esempio, è vicino al collasso e molti altri Stati stanno cercando di fare lo stesso con i loro dipendenti sul posto. A regnare, in Afghanistan, è il caos e dunque per arrivare in Svizzera i dipendenti locali del DFAE dovranno passare attraverso l’aeroporto militare. Cassis ha tuttavia ribadito che tutti e sei i membri elvetici della rappresentanza svizzera a Kabul hanno lasciato il Paese. Il ticinese ai media ha poi tenuto a precisare che attualmente non ci sono discussioni in corso con i talebani. “Non possiamo parlare con i talebani perché non sono un governo. Tuttavia, organizzazioni come la Croce Rossa internazionale potrebbero farlo, ad esempio per organizzare gli aiuti umanitari”.
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