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Ricustruita l'evoluzione del virus dell'HIV
Redazione
17 anni fa
come dalle scimmie è giunto all'uomo

E' stata delineata la tracciatura evolutiva del virus dell'HIV, ovvero come dalle scimmie è giunto all'uomo. La ricerca in tal senso è stata condotta da ricercatori americani e britannici ed ha trovato pubblicazione sulle pagine della rivista "Nature".A sorprendere gli studiosi è stata la scoperta secondo la quale uno scimpanzé affetto da SIV (Simian immunodeficiency virus) abbia molte probabilità di contrarre la malattia dell'AIDS; a sorprendere è il fatto che fino ad oggi si riteneva che l'infezione da SIV non potesse causare la malattia nell'organismo degli animali.La ricerca è stata coordinata da Beatrice Hahn, dell'Università dell'Alabama a Birmingham (USA); e da Robin Weiss, dell'University College of London (GB). Questa dovrebbe essere in grado di delineare una volta per tutte la progressione della malattia stessa e, se tutto va bene, potrebbe anche permettere di sviluppare un vaccino efficace.Ma torniamo al virus SIV e scopriamo che le scimmie africane vengono infettate in modo naturale da 40 tipologie dello stesso. Sarebbero due di questi che si sarebbero evoluti in virus dell'HIV, arrivando al contagio umano.Come anticipato, era consuetudine comune ritenere che tale infezione, quella da SIV, avvenisse nelle scimmie (considerate ospiti naturali del virus) e che, di conseguenza, queste non si ammalassero di AIDS. Ma, grazie a questa ricerca, si scopre che tutto ciò non è minimamente vicino a realtà, anzi.Il precursore dell'HIV-1 è stato denominato SIVCPZ e causerebbe, negli scimpanzé selvatici, una malattia molto simile alla nostra AIDS. In pratica non è assolutamente vero che le scimmie, o meglio tutte le scimmie, tollerano senza problemi il virus; basti considerare che lo stesso SIVCPZ è causa di un forte aumento di mortalità tra varie popolazioni di primati.Per completezza di studio, i ricercatori hanno anche trascorso 9 anni ad esaminare i 94 scimpanzé del Gombe National Park (Tanzania, Africa); hanno così appreso che il virus della SIVCPZ è accompagnato da una riduzione di cellule di tipo CD4 nel corpo dei simpatici animali e che lo sviluppo dei sintomi relativi all'immunodeficienza è paragonabile a quelli che si verificano nell'essere umano affetto da HIV-1.Ad ogni modo, dicono gli studiosi, è importante studiare il comportamento naturale di determinate infezioni aventi patogenesi similare all'HIV, perché ciò potrebbe, un giorno, permettere di sviluppare realmente un vaccino che possa prevenire l'AIDS, una terribile malattia che raramente lascia scampo.A questo proposito non sarebbe male, sarebbe anzi auspicabile, che si trovi un rimedio anche nei confronti delle varie specie di scimmie; molte delle quali, ci teniamo a ricordarlo, sono in via di estinzione.

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