
E' da oltre mezzo secolo che gli scienziati di tutto il mondo scrutano lo spazio profondo al fine di scovare forme di vita extraterrestri. Ma la ricerca non ha mai portato frutti. Né attraverso i più moderni radiotelescopi, né tramite le molteplici missioni sul pianeta rosso.Ma oggi nasce una nuova idea atta a scovare forme di vita aliene. Lo spiega il fisico Paul Davies, ospite al simposio che la Royal Society inglese dedica al 50esimo anniversario del programma di ricerca di intelligenza extraterrestre SETI, alle pagine de "The Times".Stando a Davies bisogna smettere di pensare che qualche fantomatico ET stia inviando particolari segnali o messaggi dallo spazio alla Terra. Serve invece un nuovo approccio. La soluzione del fisico, dunque, è quella di concentrarsi sugli extraterrestri che già popolano il nostro pianeta.Il Prof. Davies ha dunque cercato di convincere i suoi colleghi che la ricerca di forme di vita aliene sulla Terra sarebbe la miglior prova della loro esistenza nel cosmo. Lo scienziato è convinto che sulla Terra siano presenti strani microbi facenti parte di un diverso albero della vita, queste particolari forme di vita vengono definite dal fisico "biosfera ombra". Davies ipotizza che in alcune nicchie ecologiche isolate esistano già determinate forme di vita "sospette". Si parla di ambienti quali deserti, vulcani, laghi salati e le sconfinate valli dell'Antartide.Ed alcuni gruppi di ricercatori hanno già iniziato degli studi sul genere in zone contaminate con l'arsenico, come ad esempio il Lago Mono situato in California.Ma la maggior parte degli studiosi non la pensa come Davies e boccia dunque la tesi della "biosfera ombra". E' il caso di Colin Pillinger, a capo del progetto Beagle 2 (la missione spaziale che vede quale meta il raggiungimento di Marte), il quale sostiene che la tesi del fisico è pura fantascienza e che preferisce credere alle evidenze scientifiche. Pillinger termina dicendo che il pianeta dal suolo rosso resta la destinazione migliore per scoprire forme di vita aliene.Inutile dire che alla Royal Society si sono radunati i più importanti esperti del settore. Tra questi lo stesso Presidente dell'associazione, Lord Rees, secondo cui i tempi sarebbero sufficientemente maturi per effettuare una scoperta talmente grande da cambiare il modo di vedere l'uomo nel cosmo.
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