
Questa volta Eveline Widmer-Schlumpf ha ragione. La consigliera federale ha fatto infuriare le due grandi banche svizzere, poiché in un’intervista rilasciata alla stampa domenicale ha dichiarato che il rapporto tra i fondi propri delle banche e la loro somma di bilancio deve essere aumentata. La normativa vigente impone alle banche di incrementare questo rapporto al 4,5% . Secondo Eveline Widmer-Schlumpf, questo rapporto tra capitale proprio e quello preso a prestito da terzi (il famoso leverage ratio) è insufficiente e dovrebbe essere innalzato ad un livello tra il 6 e il 10%.
Questa idea non è assolutamente fuori luogo. Nella maggior parte dei Paesi occidentali si è consapevoli che le riforme cosmetiche adottate negli ultimi anni non riducono affatto le probabilità di una ripetizione di una crisi simile a quella dell’autunno del 2008. Infatti le nuove norme del cosiddetto Basilea 3 non sono incisive. Ci si basa infatti ancora su criteri vecchi e non chiari. Ad esempio, il rapporto tra capitale proprio e attività ponderate in base al rischio, ritenuto fondamentale, è in realtà una vera e propria presa in giro. Infatti, ogni banca calcola le attività a rischio secondo i propri modelli. La conseguenza è che non ci sono criteri unitari ed ogni istituto di credito può adattare ai propri bisogni le attività a rischio in modo da apparire fortemente capitalizzata e sicura. Questa presunta sicurezza si è poi rivelata assolutamente priva di qualsiasi fondamento cinque anni fa. In base a queste considerazioni, sia negli Stati Uniti, sia in Gran Bretagna e ora anche in Svizzera ci si sta muovendo in due direzioni.
La prima è reintrodurre lo Glass-Steagall Act, ossia la separazione totale tra banche commerciali e banche di investimento. Le banche commerciali, che godono di una garanzia statale, possono raccogliere il risparmio e concedere crediti; quelle di investimento possono finanziarsi solo sul mercato dei capitali, non possono usufruire di una garanzia statale, ma possono condurre attività a maggiore rischio. Queste proposte sono in discussione nel Congresso statunitense, nel Parlamento inglese e anche in Svizzera. Recentemente è stata approvata dal Consiglio Nazionale una mozione sostenuta dall’UDC di Christoph Blocher e da socialisti e verdi che invita il Consiglio federale a proporre una legge per introdurre anche in Svizzera la separazione tra banche commerciali e banche di investimento. Anticipando queste nuove normative, UBS ha preannunciato l’intenzione di creare una filiale che dovrebbe raggruppare le attività commerciali, retail e di gestione patrimoniale. Questa soluzione non corrisponde ancora allo spirito del Glass-Steagall Act, che prevede una completa separazione tra le due attività per evitare che i creditori di una filiale possano rivalersi sul patrimonio dell’altra.
La seconda direzione è aumentare il coefficiente di mezzi propri delle banche rispetto al totale di bilancio. Negli Stati Uniti si propone che questo rapporto venga innalzato a più del 5% (vi sono proposte di aumentarlo al 10/12%), in Gran Bretagna si sta sviluppando la stessa discussione nella consapevolezza che non è stato ridotto il rischio costituito dalle banche troppo grandi per fallire. Le due proposte si rafforzano l’un l’altra e si basano sulla consapevolezza che le grandi banche hanno ricominciato a cimentarsi ancor più di prima in attività ad alto rischio. Queste proposte tendono ad evitare che le grandi banche, che già godono di una garanzia statale, che debbano essere ancora salvate dai contribuenti.
Si capisce l’irritazione di UBS e Credit Suisse di fronte a queste idee. Le nostre due grandi banche avevano al tempo dello scoppio della crisi finanziaria uno dei più bassi rapporti tra mezzi propri e capitali di terzi. Era infatti di poco superiore al 2%, mentre avevano attività che ammontavano a sei volte il PIL del nostro Paese. Quindi un loro fallimento (e il rischio era concreto. Basti ricordare il salvataggio di UBS) avrebbe travolto la nostra economia e ci avrebbe fatto precipitare in una situazione simile a quella dell’Islanda e dell’Irlanda.
Il grido di rabbia di UBS e Credit Suisse è soprattutto dovuto alle conseguenze pratiche dell’adozione di simili norme. La banca inglese Barclays ha stimato che le due banche dovrebbero aumentare i mezzi propri di almeno 50 miliardi di franchi, se il rapporto minimo tra fondi propri e totale di bilancio venisse innalzato al 6%. Infatti nel terzo trimestre di quest’anno il leverage ratio del Credit Suisse era del 3,5% e quello di UBS del 3,2%.
In conclusione, Eveline Widmer-Schlumpf, che sta svendendo il nostro segreto bancario senza ottenere alcuna contropartita, ha totalmente ragione in questo caso. Le due grandi banche continuano a costituire un grande potenziale rischio per il nostro Paese.
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