
Quanto tempo può durare il clima di grande ottimismo dei mercati finanziari. se non vi sarà un miglioramento delle economie reali? Forse fino a quando, come ha dichiarato Mario Draghi, la situazione esplosiva del mercato del lavoro con un forte aumento della disoccupazione, e soprattutto di quella giovanile, non provocheranno reazioni popolari “pericolose e distruttive”. Infatti, soprattutto in Europa, siamo in presenza di una situazione schizofrenica: il malcontento popolare sta crescendo, mentre i mercati finanziari continuano ad essere molto positivi grazie alla grande liquidità in circolazione. Quali possono essere le cause di rottura di questa situazione? La prima, che però appare la meno probabile, può essere un cambiamento della politica monetaria a causa del miglioramento dell’economia reale; la seconda, che appare purtroppo la più probabile, è una forte reazione popolare che rimetta in discussione gli equilibri politici e sociali che appaiono sempre più precari. Ma riprendiamo il filo dell’argomentazione. Alcune borse hanno toccato i massimi storici. I rendimenti delle obbligazioni sono molto bassi. Anche in Europa gli spread dei Paesi in difficoltà sono notevolmente scesi, già prima del taglio dei tassi della Banca centrale europea. Insomma, tutto sembra filare liscio grazie ai quattrini che piovono dal cielo. Infatti questa buona intonazione dei mercati è indubbiamente il frutto delle enormi iniezioni di liquidità operate dalle banche centrali. Basti pensare che, secondo dati di Bloomberg, negli ultimi 6 anni la quantità di moneta nel mondo è aumentata di 22mila miliardi di dollari. Quest’anno solo la Federal Reserve americana e la Banca centrale del Giappone inietteranno nel mercato altri 2mila miliardi dollari. Questo mare di liquidità, che spinge al rialzo i mercati, non è comunque ancora riuscito a produrre una ripresa, degna di questo nome, dell’economia reale. Infatti unicamente dagli Stati Uniti provengono segnali di miglioramento della situazione economica soprattutto grazie ad un rafforzamento del mercato immobiliare. In Europa, invece, la situazione è completamente opposta: per quest’anno si prospetta una recessione di Eurolandia e una forte contrazione delle economie dei Paesi in difficoltà. Insomma nulla di buono all’orizzonte. Questa situazione può durare ancora fino a quando i rubinetti delle banche centrali continueranno a rimanere aperti e, quindi, fino a quando non vi saranno segni consistenti di ripresa che inducano gli istituti di emissione a rallentare o a chiudere le loro zecche. Per le banche centrali sarà molto difficile determinare tempi e modi della fine della loro politica monetaria ultraespansiva. Non sarà facile evitare di compiere errori. Quindi, anche se un passo non sembra per il momento all’orizzonte, è prevedibile che ci sarebbero forti reazioni sui mercati finanziari. Infatti si sgonfierebbe la grande bolla che si è formata nel mercato dei capitali con un significativo aumento dei tassi di interesse provocato sia dalla chiusura dei rubinetti delle banche centrali sia dal timore di una resurrezione dell’inflazione. L’aumento del costo del denaro deprimerebbe anche le borse e forse avrebbe anche conseguenze negative sugli eventuali tentativi di ripresa. Questo scenario non appare però all’orizzonte. Molto più probabile è invece, soprattutto in Europa, che il malcontento sociale sfoci in manifestazioni di protesta popolare. Alcuni segnali in tale direzione cominciano a manifestarsi. In Portogallo la tensione sociale è sempre più alta, in Francia si comincia a contestare il Presidente socialista e in Spagna si sta formando un forte movimento contro gli sfratti. In tal caso, riverrebbero messe in discussione le politiche di austerità e l’intera impalcatura dell’Unione monetaria europea. E i mercati finanziari ne prenderebbero immediatamente atto. In conclusione, la tendenza al rialzo delle borse e dei corsi delle obbligazioni è probabilmente destinata a durare ancora a lungo. I pericoli per i mercati sono rappresentati
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