
Venerdì 29 e sabato 30 aprile al Murrayfield Pub di Chiasso sarà tempo di rock progressivo, con la terza edizione del minifestival "Progressive sounds from under the ashes", anche quest'anno le proposte sono di quelle da leccarsi i baffi, con due artisti italiani di spessore e, a chiudere la manifestazione, un gruppo olandese di sicuro talento e di indubbio pedigree.Ad aprire le danze venerdì alle 22:00 sarà il compositore italiano Alex Carpani, musicista dotato di un orecchio musicale definito “fuori dal comune”. Formatosi in buona parte da autodidatta, é diventato un compositore eclettico con un repertorio che spazia dal progressive rock alla musica classica, dalla musica elettronica alla musica da film e per il teatro, dall’electro-jazz alla musica unita alla poesia. A spingerlo verso questo genere musicale è stato probabilmente l’incontro con Keith Emerson all’età di 7 anni, quando il celebre musicista inglese iscrisse suo figlio Aaron nel collegio gestito dai genitori di Alex in Svizzera. Da quel momento, la musica progressive e l’amore per le tastiere hanno fatto sempre parte della sua vita musicale, influenzandone i gusti, lo stile e le esperienze successive.All'età di 20 anni fonda il duo strumentale Gemini, iniziando di fatto a comporre in maniera intensa e continuativa, dando alla luce due concept album: "Polychromie" e "States of Mind from a Surrealist Existence". L’incontro con Mogol, nel 1994, e la selezione per entrare al C.E.T. e partecipare al corso di “Musica da film” tenuto da Stelvio Cipriani, lo hanno spronato a cimentarsi in nuovi generi musicali e a scrivere anche musica sinfonica ed orchestrale, consolidando anche la pratica della composizione musicale abbinata agli audiovisivi.Ha tre album al suo attivo: "Waterline","4 Suites"e il più recente"The Sanctuary"(del quale il semplice fatto che l’artwork sia stato disegnato dallo stesso artista che firmò molte copertine dei Genesis dovrebbe dirla lunga), un lavoro che si staglia con maestria sul prog anni ’70, incorporando buone dosi di hard rock, sempre della stessa decade (Uriah Heep e Ken Hensley in testa), in cui l’approccio tastieristico del buon Alex é votato al funambolismo tipico del già nominato Keith Emerson, ma sa anche mettersi da parte per creare la giusta dose d’atmosfera, così come il mitico Rick Wakeman di fama Yes.Nulla di innovativo all’interno di questo lavoro, ma guardare al passato ogni tanto fa bene, soprattutto se tale scelta viene fatta con criterio e senza la pretesa di riscrivere la storia della musica. Infatti “The Sanctuary” potrebbe tranquillamente essere uscito nei Seventies ed essere stato riesumato solo ora, e nessuno se ne accorgerebbe tanto è legato a quel periodo. Forse l' unico difetto è quello di lasciar poco spazio alla voce, ma in realtà è una scelta precisa, che permette al reparto strumentale di concentrarsi a dovere solo ed esclusivamente su un’ottima esecuzione senza mai dover essere relegato a mero sottofondo.www.alexcarpani.com Sabato 30, alle 21:00, sarà la volta dei Court, un nome storico del new prog italiano, nati quasi una ventina d'anni fa, i varesini storicamente non hanno molto da spartire con il new prog italiano degli anni d'oro, se non la casa discografica che li produsse (la WMMS di Peter Wustmann), l'ambiente frequentato, gli agganci musicali folk-rock alla Jethro Tull e Strawbs. Ma tutto sommato i due album "And you'll follow the winds..." (93) e "Distances" (96) hanno mostrato una band a suo modo personale, eclettica, difficile da inquadrare.Nel 2007 i Court tornano,con un nuovo lp "Frost of watermelon" che si fa notare per la freschezza, musica di immediata fruizione ma per nulla banale o scontata, con puntatine floydiane, frequenti episodi acustici, vicini a certo folk progressive inglese, con un alternarsi di placi
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