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Pressione arteriosa rivela rischi cardiovascolari
Redazione
17 anni fa
Anche misurando quella di braccia e gambe

Il ruolo dei medici di base potrebbe diventare fondamentale per prevenire il rischio cardiovascolare e promuovere una maggiore cultura della prevenzione e della salute: misurando la pressione arteriosa di gambe e braccia potranno ridurre episodi di crisi, come l'infarto o l'icts, di oltre il 20%.Il progetto, presentato a Roma, fa parte dello studio Pandora (Prevalence of peripheral Arterial disease in subjects with a moderate Cvd risk, with No overt vascular Disease nOR diAbete mellitus) e rappresenta il primo di carattere epidemiologico in ambulatorio condotto dai medici di medicina generale Fimmg/Metis: la sua portata internazionale e multicentrica - è stato condotto anche in Belgio, Olanda, Svizzera, Grecia, Francia - ne conferma la bontà su larga scala.L'indagine punta a valutare la prevalenza dell'arteriopatia obliterante periferica, una patologia sottostimata nonostante rappresenti un forte indicatore di rischio cardiovascolare (soprattutto di infarto o icts), in pazienti con rischio cardiovascolare moderato, senza diagnosi di patologie di questo genere né diabete.In Italia, a tal fine, sono stati `arruolati' il maggior numero di pazienti: 5.290 soggetti (49,97% del totale), tutti con un rischio cardiovascolare: ai pazienti è stato rilevato l'indice pressorio di caviglie e braccio (Abi), che, in condizioni di normalità, dovrebbe essere il più possibile prossimo all'unità.Quando invece è minore di 0.90 (cioè se il valore pressorio sulla caviglia è minore di quello sul braccio) i medici devono preoccuparsi: significa, infatti, che vi è un'ostruzione a livello delle arterie dell'arto inferiore, indice certo di una Pad in atto. "Lo studio Pandora - ha spiegato Donatella Alesso, responsabile divisione formazione Metis/Fimmg - ha permesso di rilevare che quasi il 18% della popolazione europea soffre di Pad. Una percentuale che sale purtroppo al 22% in Italia e che ci vede secondi solo alla Grecia, rispetto a tutti gli altri paesi che hanno partecipato. Se non fosse stato scoperto dai medici di Medicina generale, questo 22% di soggetti sarebbe sfuggito alla diagnosi precoce: non pensandosi a rischio, infatti, assai difficilmente quei pazienti si sarebbero rivolti ad uno specialista".Pur essendo uno strumento di base ancora poco utilizzato nella pratica clinica, la facilità di misurazione ambulatoriale di caviglia e braccio sembra poter rappresentare un'ottima soluzione per documentare la presenza di una condizione infiammatoria a livello dell'endotelio, permettendo quindi di effettuare in modo semplice e veloce una più completa valutazione del rischio specifico di ogni paziente."Il fatto che, grazie a un semplice test come la rilevazione dell'Abi si possano individuare questi soggetti, che non accusano sintomi e che, dunque, non sanno di essere a rischio, è estremamente importante, - ha precisato Alesso - anche perché non di rado si tratta di persone in giovane età. Da questo punto di vista, rispetto all'assunzione della terapia a base di statine, vi è forse una certa sottovalutazione del rischio e, del resto, è forse vero che nel nostro paese i pazienti si curano un po' meno degli altri, sono meno costanti, meno aderenti alle prescrizioni mediche, sia farmacologiche (specie se croniche come quelle con statine), sia comportamentali".Tiscali notizie

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