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Polemica sull'ultimo numero di "Dylan Dog"
Redazione
17 anni fa
L'ultimo numero porta alla luce il tema "eutanasia"

Come è possibile che da un fumetto scaturisca una vera e propria polemica inerente l'eutanasia? Basta che il fumetto sia il cult "Dylan Dog", il cui ultimo numero tratta argomenti quali la malattia, la sofferenza, l'accanimento terapeutico e la dolce morte. Il tutto anticipato da un titolo molto forte: "Mater Morbi", anticamera di una storia ancora più forte, sull'onda della drammaturgia mista a filosofia ed etica.In questo numero (il 280 per la precisione) il mitico personaggio di fantasia da tutti conosciuto come "l'indagatore dell'incubo" si ritrova dapprima malato, in seguito molto malato e, infine, moribondo. Ed ecco giungere due nuovi personaggi. Due medici i quali seguono, su una falsa riga, il filone del "poliziotto buono e quello cattivo". Infatti il primo medico è quello accanito, che vuole mantenere in vita il capo di Groucho ad ogni costo; poi c'è il medico mosso da pietà che, non volendo vedere il controverso protagonista sofferente, vorrebbe "staccare la spina" dandoli così sollievo.Il tutto si conclude con, naturalmente, un finale all'insegna del fantasy. Ma questo non basta a fermare il dibattito che il racconto ha portato alla luce. A cominciare ci pensa il "Fatto Quotidiano", poi la palla passa al "Secolo d'Italia" ed a "Unità". Infine prende la parola il sottosegretario Eugenia Roccella, la quale commenta amareggiata che è ambiguo difendere l'eutanasia quale atto di pietà. Poi si rivolge agli intellettuali, chiedendoli perché si segue il mito del corpo sano e della perfezione per poi rifiutare malattie e sofferenze.Nel fumetto si legge una frase di Dylan, il quale dice: "C'è stato un tempo in cui ero un uomo…". Una frase oggettiva, come oggettiva ne è la sua interpretazione. Ed oggettivamente, appunto, non piace al sottosegretario, la quale sostiene che si è uomini anche se malati e sofferenti.

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