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Perché il Grexit fa così paura?
Redazione
11 anni fa
In gioco è la stabilità di mercati finanziari che versano in una situazione sempre più precaria

L’uscita della Grecia dall’euro non doveva far paura. Eppure mentre continuano queste infinite trattative tra Atene, da una parte, e Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale, dall’altra, sembra che crescano i timori sulle conseguenze di un Grexit. La Banca centrale europea sta infatti accelerando i tempi degli acquisti delle obbligazioni del suo quantitative Easing anche per frenare la tendenza al rialzo dei rendimenti dei titoli pubblici dei Paesi dell’Europa del Sud. D’altro canto, il segretario al Tesoro statunitense Jack Lew continua ad ammonire i Paesi europei sulle conseguenze di una crisi del debito greco. Queste preoccupazioni non sono solo dovute alla paura che la Grecia possa cadere nelle braccia della Russia e della Cina, ma e soprattutto per le probabili conseguenze su mercati finanziari in uno stato sempre molto precario. I motivi sono sotto gli occhi di tutti.

La prima paura riguarda il mercato dei capitali. La politica monetaria della Bce ha spinto al rialzo i corsi e quindi in territorio negativo i rendimenti di circa 5'000 miliardi di dollari di titoli. Tra questi figurano le obbligazioni emesse da Germania, Olanda, Austria, Svezia, Danimarca e dalla nostra Svizzera. Quindi un eventuale Grexit potrebbe far cadere i corsi e risalire i rendimenti di questi titoli e comportare notevoli perdite a banche e assicurazioni che hanno accumulato questi titoli nonostante i rendimenti negativi, poiché le autorità di sorveglianza li considerano equivalenti a liquidità. Quindi forti turbolenze sui mercati dei capitali si tradurrebbero in grandi perdite nei bilanci ed assicurazioni e anche di molte casse pensioni. A questo primo effetto bisogna aggiungere la crescita dei rendimenti dei titoli dei Paesi europei del Sud che segnerebbe la sconfitta degli sforzi della Bce di aiutarli attraverso la riduzione dei costi di rifinanziamento dei loro debiti.

Ma il vero terror panico è un altro. Stando alla Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, vi sono in circolazione 26mila miliardi di dollari di derivati legati al valore dell’euro e ai titoli denominati in euro. Vi sono inoltre altri 4mila derivati alla Grecia. Forti turbolenze sul tasso di cambio della moneta unica europea e sulle obbligazioni denominate in euro potrebbero rapidamente provocare ingenti perdite nel sistema finanziario internazionale ed innescare una crisi simile a quella del 2008. La crisi non si limiterebbe al Vecchio Continente, ma coinvolgerebbe immediatamente anche i grandi gruppi di Wall Street. Quindi come la crisi dei subprime ha travolto le banche europee, oggi la Grexit potrebbe mandare nuovamente in crisi le grandi banche americane e mandare in fibrillazione l’intera follia dei derivati che raggiunge i 700mila miliardi di dollari. Questa è la vera fonte delle paure di Washington e il motivo delle pressioni sull’Europa affinché si giunga ad un accordo con la Grecia.

Ed è anche questo il motivo per cui molto probabilmente un accordo verrà trovato. I rischi di un default greco sono troppo alti, anche se permane il rischio di un incidente. E’ pure molto probabile che questo accordo non risolverà la crisi greca. L’intesa sarà solo una soluzione temporanea per guadagnare tempo. Quindi la crisi greca si prolungherà ancora e ci accompagnerà ancora per mesi.

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