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Peggioramento del mercato del lavoro in Ticino
Redazione
14 anni fa
L'anno prossimo la situazione si prospetta difficile anche a causa del riorientamento del settore bancario

Sta peggiorando la situazione del nostro mercato del lavoro e addirittura rischia di peggiorare ancor più l’anno prossimo, considerate le fosche prospettive dell’economia europea. Come noto, una sfilza di annunci di soppressioni di posti di lavoro ha contraddistinto la settimana scorsa nel nostro Paese. UBS ha annunciato il taglio di 10mila impieghi, dei quali 2'500 in Svizzera, la Lonza l’abolizione di 400 posti nel Canton Vallese e Swisscom una ristrutturazione che dovrebbe concludersi con la perdita di un centinaio di impieghi. A questi annunci se ne aggiungono altri fatti nelle settimane precedenti. I motivi di queste misure prese dalle società attive nel settore industriale sono semplici. Esse risentono della crisi europea e del forte rallentamento dell’economia mondiale, che restringono i mercati di sbocco dei loro prodotti, da un canto, e dal rafforzamento del franco che riduce sensibilmente i loro margini di redditività. Insomma, la crisi dell’euro comincia a farsi sentire anche in Svizzera. Dato che la crisi europea non è destinata a risolversi presto e che il quadro congiunturale a livello internazionale si prospetta tutt’altro che roseo, è prevedibile che la sgradevole lista di questi annunci sia destinata ad allungarsi. E’ quindi facilmente prevedibile un aumento del numero dei disoccupati, anche se l’economia elvetica continua a mostrare risultati nettamente migliori di quelli dei Paesi che ci circondano e nonostante sappia ancora creare nuovi posti di lavoro. In Ticino, come abbiamo già scritto, la situazione non è migliore. Anzi, è prevedibile che il settore finanziario riduca ulteriormente i suoi effettivi. In base ai dati forniti dall’ABT, nel corso del 2011 sono stati cancellati 190 posti di lavoro. Pur non disponendo di dati ufficiali, non è difficile azzardare l’ipotesi che anche quest’anno il numero dei dipendenti delle banche sia ulteriormente diminuito. E’ pure facile prevedere che questo processo continuerà anche l’anno prossimo e che addirittura potrebbe subire un colpo di accelerazione se venisse ratificato l’accordo fiscale con la Germania e se venissero concluse le trattative sul modello Rubik con l’Italia. Inoltre, il minore gettito fiscale delle banche è destinato ad incidere sulle possibilità di spesa di Cantone e Comuni. Bellinzona è alle prese con il tentativo di tagliare 50 milioni di franchi dal preventivo per l’anno prossimo, ma a cascata ciò sta avvenendo anche in molti Comuni. Ad esempio, Chiasso prevede un gettito fiscale in diminuzione di 2 milioni di franchi per lo più a causa del ridimensionamento delle imposte versate dalle banche. Dunque il quadro occupazionale è destinato ad appesantirsi. Ciò vale anche per il settore che ha tirato a più non posso negli ultimi anni, ossia quello dell’edilizia. L’anno prossimo dovranno essere completati o avviati i progetti avviati o approvati, ma sembra cominciare ad avvertirsi un rallentamento dell’esuberanza che ha contraddistinto il settore finora. Inoltre la congiuntura internazionale non porterà alcun sollievo. Il 2003 rischia di essere un anno di profonda recessione per l’economia europea già in notevoli difficoltà per le politiche di austerità seguite dai Paesi in difficoltà. I problemi dell’euro sono destinati a ritornare alla ribalta dopo questo periodo di calma apparente. Anche le altre locomotive dell’economia mondiale sembrano battere la fiacca. La Cina, l’India e il Brasile stanno rallentando e gli Stati Uniti dovranno cominciare a risanare i conti dello Stato federale mettendo a rischio l’attuale ripresa che a giudizio di tutti è modesta e fragile. In questo contesto diventa prioritaria la difesa del nostro mercato del lavoro. E’ inutile parlare di sgravi fiscali o di altre misure per rilanciare la crescita, se non si affronta la questione dei frontalieri. In proposito, il professor Remigio Ratti ha ripreso negli scorsi giorni sul Corriere del Ticino la proposta di Lorenzo Quadri, consigliere nazionale della Lega, di far pagare ai frontalieri le imposte in base alla legge tributaria

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