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Patiti dell'abbronzatura a rischio di tanoressia
Redazione
17 anni fa
Non vi ritenete mai abbastanza abbronzati anche se passate ore sotto il sole o al solarium?

Siete ossessionati dalla tintarella? Non vi ritenete mai abbastanza abbronzati anche se passate ore sotto il sole o al solarium? Allora siete affetti da tanoressia.Il termine tanoressia è formato dall'unione delle parole anoressia e tanning (che in inglese vuol dire abbronzatura); questo è stato coniato dai dermatologi al fine di qualificare una nuova tendenza negativa: quella di un'errata percezione del proprio corpo e di come lo stesso dovrebbe essere per stare bene.Dopo aver condotto un sondaggio su 4'000 persone, il Dr. Matteo Cagnone, dermatologo di Ravenna, ha classificato il tanoressico tipo: si tratta, generalmente, di donne tra i 16 ed i 40 anni residenti prevalentemente al nord ed aventi una pelle disidratata per la troppa esposizione al sole e per una dieta sbagliata.Il Dr. Cagnone ci spiega che il tanoressico non si vede mai abbastanza bronzeo, per questo ha una dipendenza patologica da abbronzatura; è un po' come l'anoressico, che non si vede mai sufficientemente magro nonostante in realtà somigli ad uno scheletro ambulante o come chi è affetto da vigoressia, ovvero che non si vede mai abbastanza muscoloso. Questi sono tutti disturbi dovuti ad un'errata percezione del proprio corpo.Così come l'anoressico evita di mangiare ed il vigoressico esagera con la palestra, il tanoressico assume un senso di soddisfazione solo esponendosi continuamente al sole. Solo in questo modo gli sembra di prendersi effettivamente cura del proprio corpo.Ma è proprio nel periodo estivo che il tanoressico è maggiormente esposto ai rischi legati all'eccessiva esposizione al sole, rischi quali: formazione di rughe, di nei e di melanomi. Insomma, nulla di buono.E come accade per questo genere di disturbi, l'approccio terapeutico deve contemplare innanzitutto l'intervento psicologico, questo deve poi essere combinato con interventi di tipo dermatologico.Il tanoressico troppo spesso abusa del sole privo di protezioni, questo può portare, oltre agli arrossamenti e alle ustioni, a determinate forme di carcinoma ed invecchiamento cutaneo precoce. Purtroppo, oltre ai tanoressici, sono molti quelli che disdegnano un'abbronzatura intelligente, ovvero avvalendosi di creme protettive. Troppi infatti pensano che la crema solare sia inutile, quando in realtà è sempre più necessaria visto l'indebolimento dello strato di ozono che, attualmente, non è in grado di fermare tutte le radiazioni solari.Giuseppe Monfrecola, docente all'Università Federico II di Napoli, sostiene che i prodotti solari hanno un'importante ruolo di tipo preventivo; egli spera che presto in Italia, esattamente come già avviene negli USA, si smetta di pensare a questi prodotti come semplici cosmetici e si cominci a ritenerli veri e propri farmaci da banco.E le protezioni solari sarebbero sempre più opportune in una società moderna in cui la maggior parte delle persone trascorre buona parte del suo tempo al chiuso, con esposizioni solari saltuarie ed intense.Fortunatamente il Gifde (Gruppo italiano di fotodermatologia) ha stilato per noi delle linee guida scientifiche atte ad aiutarci a scegliere la migliore protezione solare:a) leggere attentamente l'etichetta ed accertarsi che vi sia riportato il fattore numerico di protezione (Spf) dai raggi UvB;b) cercare di prestare attenzione a quei prodotti il cui numero Spf è inferiore a 10, questi riducono l'azione dei raggi UvB ma non garantiscono una completa protezione;c) accertarsi del grado di protezione ai raggi UvA, questo è espresso sull'etichetta con un numero accompagnato al metodo di calcolo utilizzato (Ppd o Ipd);d) se cercate una protezione elevata agli UvA riferitevi a valori superiori a 15 (se calcolati con metodo Ppd) o a 45 (se calcolato con metodo Ipd);e) diffidate da quei prodotti con riferimento "alta" o "media protezione" ma che non presentano un valore Spf; se cercate l'alta pro

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