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Partorisce in volo, ma non c'è lieto fine
Partorisce in volo, ma non c'è lieto fine
Partorisce in volo, ma non c'è lieto fine
Redazione
11 anni fa
Una donna aveva partorito su un volo della China Airlines. Ora è stata separata dalla figlia e dovrà pagare un risarcimento

E' uscita il 16 ottobre, la notizia secondo cui una donna aveva partorito su un aereo della China Airlines partito da Taiwan e con destinazione Los Angeles. Una storia che poteva commuovere, e che sembrava aver avuto il suo giusto lieto fine, con madre e bimba in perfetta salute.

Ma il lieto fine sembra non esserci. La donna aveva partorito a bordo dell'aereo, con le hostess che si sono fatte in quattro per aiutarla. Nonostante sia andato tutto bene, l'aereo è stato costretto a un atterraggio di emergenza in Alaska, al fine di poter dare a madre e neonata la giusta assistenza sanitaria.

A quanto pare la donna stava cercando di ritardare il più possibile la sua gravidanza. Secondo le assistenti di volo continuava a domandare quando sarebbero giunti sopra lo spazio aereo statunitense. Fatto sta che la bimba, grazie al fatto che l'aereo è stato fatto atterrare in Alaska proprio per consentire alla donna le cure mediche necessarie, ha ottenuto la cittadinaza americana.

Figlia in Alaska, madre a Taiwan. La neonata è stata separata da sua madre. Attualmente è sotto la custodia delle autorità dell'Alaska. Mentre la donna è dovuta tornare a Taiwan, dove governo e compagnia aerea le faranno pagare un indennizzo per il disturbo causato alla stessa China Airlines. Secondo una legge del governo di Taiwan, una donna in avanzato stato di gravidanza non può volare senza aver ottenuto un certificato medico. Era inoltre dovere della donna avvisare la compagnia aerea delle sue condizioni di salute. Cosa che la donna non ha fatto.

Ora, stando alla China Airlines, l'assicurazione della donna starebbe calcolando i costi del parto avvenuto ad alta quota.

Insomma, la donna avrebbe tentato di ingannare la compagnia in modo da far nascere la figlia su suolo statunitense. Questo avrebbe garantito alla bambina la nazionalità americana. Un inganno che le costerà caro. Taiwan è infatti il maggiore azionista della China Airlines.

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