
Un’ottima notizia per il nostro Paese: il legame commerciale, economico e finanziario (re quindi anche politico) della Svizzera con la Cina diventa più stretto. Dopo aver firmato l’accordo commerciale, che è entrato in vigore lo scorso primo luglio, la nostra Banca Nazionale ha firmato con la banca centrale cinese un accordo bilaterale swap che potrà raggiungere i 21 miliardi di franchi. Questa intesa rientra nel quadro della strategia di Pechino di internazionalizzare l’uso dello yuan cinese. In pratica le transazioni commerciali tra Svizzera e Cina potranno essere effettuate in franchi oppure in yuan, evitando di ricorrere al dollaro o ad un’altra moneta terza. Ma c’è di piu’, la BNS avrà a disposizione 15 miliardi di yuan (circa 2 miliardi di franchi) per investimenti nel mercato interbancario e per diversificare le proprie riserve valutarie. Questo passo, che si aggiunge e soprattutto completa l’accordo commerciale, crea le condizioni perché la Svizzera di venti una piattaforma ricercata dalle imprese europee per commerciare con la Cina. Quindi per il nostro Paese si tratta di un passo molto importante, compiuto con un certo ritardo, poiché la BNS lo aveva in precedenza sconsigliato per ragioni di stabilità della nostra moneta, ma in realtà per motivi politici. Gli accordi simili nel frattempo conclusi dalla Cina con Germania, Gran Bretagna e Lussemburgo sono probabilmente riusciti a far superare le paure della BNS e del Consiglio federale di una reazione americana corredata da rappresaglie che avrebbero potuto manifestarsi negli accordi che molte banche svizzere hanno raggiunto, come il Credit Suisse, o stanno raggiungendo con il Ministero della Giustizia statunitense.
L’internazionalizzazione dello yuan è un progetto in corso di attuazione da tempo. Svizzera, Germania, Gran Bretagna e Lussemburgo sono gli ultimi ad essere saliti su questo treno, che ha già accolto da tempo i Paesi del Sud-Est asiatico, la Russia, la Turchia e altri ancora. Si tratta di un tassello della strategia di Pechino di affrancare la Cina dal dominio del dollaro e quindi degli Stati Uniti. L’obiettivo centrale è comunque porre le basi per un sistema monetario internazionale che non sia dipendente dal dollaro e quindi dal dominio americano. Fallito il tentativo di giungere ad una riforma del sistema monetario nell’ambito del G20, bocciato dal Congresso americano l’aumento del peso della Cina e degli altri Paesi emergenti all’interno dell’FMI e della Banca Mondiale, Pechino sta ora muovendosi per creare un sistema alternativo, e quindi concorrente, con quello esistente dominato dagli USA. Questa è la chiave di lettura delle decisioni prese in Brasile dai leader dei BRICS (ossia Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) di creare un sistema di aiuti ai Paesi in difficoltà finanziaria (che potrà giungere fino a 500 miliardi di dollari) e di una Banca con sede a Shanghai che finanzierà i grandi progetti infrastrutturali. Come ho già scritto (vedi blog dello scorso 9 luglio), questi passi segnalano l’inizio della guerra al ruolo del dollaro e vengono considerati dagli Stati Uniti un atto ostile e, quindi, un “casus belli”.
In pratica, si stanno ricreando le condizioni politiche che portarono esattamente cento anni fa allo scoppio della prima guerra mondiale. Allora, il conflitto fu provocato dai timori della superpotenza del tempo, ossia l’Inghilterra, nei confronti dell’impetuosa ascesa economica della Germania guglielmina; oggi sono gli Stati Uniti a temere l’ascesa della Cina e a cercare di indirizzare il mondo verso una versione aggiornata di una nuova guerra fredda. Gli avvenimenti ucraini vanno in questa direzione, come le tensioni sulle acque territoriali nel mare della Cina e come soprattutto la decisione del Giappone (sostenuta da Washington) di cambiare la costituzione e di avviare un programma di riarmo. C’è da sperare che questi passi non siano l’inizio di una serie di azioni e reazioni analoghe a quelle che nel 1914 portarono ad una guerra trentennale che ha prodotto il declino geostrategico dell’Europa. Ma si questo parleremo nel blog della settimana prossima.
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